MONTI TAGLIA
L’altro ieri, quando i giornali
hanno riportato la notizia che, in mezzo ai tagli impietosi su giustizia,
sanità, scuola e ministeri vari, il Governo si apprestava a fare un grazioso
dono di 200 milioni di sussidio alle scuole private, vi giuro, mi ha preso un
moto di rabbia. Ho detto: Monti stavolta non lo sostengo proprio, è una roba
incivile. Scuola privata in Italia significa “preti” e privare la scuola
pubblica di fondi per la scuola privata mi sembrava un vero delitto. Mi sono
detto: anche lui vittima del ricatto pretesco. Non c’è soluzione in Italia,
bisogna mandare il Vaticano sull’isola di Giannutri come proponeva un
anticlericale dell’800.
Oggi leggo che questa decisione è
rientrata, forse era solo una mossa dei clericali presenti nel Governo. Meglio
così. La spending rewiew è una mano santa, ci voleva. Ma ha un rischio: tagli
indiscriminati, falcidia dei servizi sociali, diminuzione dell’assistenza ai
bisognosi, insomma una sforbiciata al welfare.
Perché una mano santa? Perché nei
secoli (negli anni dei governi democristiani e assimilati) i ministeri e gli
enti locali e le assistenze statali sono stati il mezzo di costruire il
consenso, di distribuire posti i lavoro inutili, di assicurare carriere a
persone raccomandate. Si sapeva benissimo, p.e. che le Poste erano appannaggio,
terreno di conquista di un sindacato, mentre altri enti di un altro sindacato.
Così i posti statali si sono moltiplicati a dismisura, le funzioni sono
aumentate senza freno, i privilegi distribuiti a pioggia. Era ora di metter mano
a una ripulita. Le persone, se incolpevoli, vanno salvate, ma la struttura va
riformata.
La cosa che mi piace di più è l’abolizione
delle piccole province e criteri chiari per l’ente locale intermedio (350.000
abistanti, una certa estensione territoriale). Si torna indietro, alcune
province erano state appena istituite con spese folli e megalomanie faraoniche (leggete quel che è successo ad
Andria, Barletta, Trani). Si torna indietro e si risana. Per me le province
potevano essere abolite e le loro funzioni assorbite dalle regioni con un coordinamento
territoriale dei comuni. Bene le aree metropolitane: sono territori da gestire.
Si potrebbe proporre anche a Monti di unificare i comuni fino a un minimo di
5000/10000 abitanti. A che servono amministrazioni con 100, 300 abitanti? Non
hanno i mezzi per risolvere i loro problemi, è una parcellizzazione del tutto inutile. Ma del tutto illusorio attendere che
il processo avvenga da sé. Le resistenze campanilistiche impediscono qualsiasi
cosa, ma, ragazzi, guardiamo in avanti, siamo in Europa!
Ma l’opera più grande che ci si
attende da questo governo, prima che i partiti riprendano il sopravvento e
ricominci la spartizione, è la dismissione del patrimonio pubblico inutile o
sottoutilizzato o affittato a 4 lire. E’ tanto ingente da permetterci, se l’affare
è ben gestito, di tagliare del 50% il nostro debito pubblico immediatamente,
senza altre imposte e balzelli.
E’ un’operazione
delicata, ci sono interessi che remano contro, ci sono patrimoni da non svendere,
ma da salvare, valorizzare, trasformare in fonte di reddito per lo Stato. Qui occorre una task force di uomini
competenti e incorruttibili che facciano un serio inventario in fretta e sappiano
discriminare e vagliare. Ce la farà Monti? Ce lo auguriamo. Come ci auguriamo
che Monti ascolti chi gli suggerisce di disdire la fornitura di quei famosi
aerei militari da 12/13 miliardi. Una botta di respiro non da ridere, anche
perché gli F 35 non ci servono per niente. Quante carrozzine in più e quante
TAC per gli ospedali?
Molte sono le proteste. I
sindacati sono già sul piede di guerra per gli statali. Giusto chiedere che non
si faccia un’inutile macelleria. Ma dopo che si è accettata la riforma pensionistica
senza proteste di piazza, sarà possibile una mobilitazione per gli statali?
Insomma non vedo terminato ancora
il periodo transitorio Monti. Temo che le elezioni ci ributtino indietro, spero
di no, non dovrebbe esser così. E vorrei
che il Governo a seguire si faccia carico sì di rimediare ad alcuni vistosi
buchi, soprattutto nel campo dell’equità, ma si capaciti che l’Italia si
stabilizzerà definitivamente solo se le riforme intraprese saranno portate avanti
con coraggio.
Amoproust, 7 luglio 2012
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