domenica 5 maggio 2013

Due settimane dopo



QUASI DUE SETTIMANE DOPO

Amoproust, dopo il 20 aprile, è andato prima in apnea, poi in semiagonia, infine in vacanza per dimenticare. Non ci è riuscito.


Il Governo Letta è insediato ma Amoproust non è contento. Amoproust è passato attraverso molteplici sentimenti. Ha cambiato mille opinioni, un giorno pensava rosso, il giorno dopo l’esatto contrario, ma, alla fine gli è rimasto sul gozzo un pensiero di fondo. Che si accinge a confessare schiettamente. Magari ha torto marcio. Magari si sbaglia. Mah!


Il pensiero di Amoproust riguarda il PD e la cosiddetta sinistra di governo. Che per governare è finita nell’abbraccio con il nemico, guarda caso quel Berlusconi che è vent’anni che lo ostacola e gli sta sulle croste. E ci è finito dopo una campagna elettorale giocata al grido: Mai il governissimo!


Bugiardi e infidi coloro che dicono che non c’era alternativa. C’era, ma ci voleva un coraggio da leoni a percorrerla. Ci siamo cagati sotto e, come bambini impauriti, ci siamo rifugiati tra le braccia protettive di nonno Giorgio, Onnipotente Patrono dell’Italia. Siamo corsi da lui dopo aver fatto tremende marachelle, che mai dico! veri delitti patricidi. Che Giorgio ci perdoni! Forse per quello chi ha regalato una bella penitenza!


Qual era l’alternativa? Un rischio pazzesco! Invece di guardare sempre a destra, voltare il capo a sinistra. Inaudito per un partito che si dice di sinistra! C’era una candidatura bella, pulita, pronta, disponibile: si chiamava Rodotà. Non era un palese mascalzone  e nemmeno un discutibile uomo dal passato pieno di macchie. Era semplicemente un austero sostenitore della Costituzione e dei diritti, guarda caso uno dei nostri padri fondatori. 

Bene: non l’abbiamo degnato nemmeno di uno sguardo, di una considerazione. Pussa via! Candidatura sporcata dai grillini, sostenuta dai grillini, quegli infami che ci hanno rifiutato pervicacemente per giorni! Certo Grillo è un demagogo populista, un arruffapopoli come pochi. Ma ha avuto 8 milioni di elettori e ha portato in Parlamento una pattuglia di deputati e senatori. Che facciamo? Li ignoriamo per 5 anni? Non li integriamo come fossero dei lebbrosi?


Orbene secondo Amoproust  condividendo la candidatura Rodotà si apriva un portone. Amoproust è in buona compagnia perché lo ha detto anche Cacciari (che schifo! Un intellettuale!) e poi Barca (come osa quel novizio?) e poi altri (tutti eretici, tutti scomunicati). Sostenevano Rodotà migliaia di elettori del PD. Ignorati. La nomenclatura ha pensato che non era il caso. Di aprire un portone che ci avrebbe portati a un governo condiviso con i 5 stelle, magari di minoranza  ma che avrebbe permesso di fare a tamburo battente leggi fondamentali  per il futuro dell’Italia come la soluzione del conflitto di interessi, l’anticorruzione, la legge elettorale ecc.ecc. No, non si può. Qualcuno non vuole! Non si devono fare, non si faranno mai!


Ma guarda un po’! No al sozzo abbraccio con i grillini, sì  all’abbraccio mellifluo e drogato con il Cavaliere e la destra berlusconiana. Abbraccio che una sparuta nomenclatura nel PD voleva e che trombando Marini e poi Prodi ha concretizzato nell’appello a Napolitano che, si sa, per esercizio e dovere istituzionale è favorevole alle larghe intese. Lo si sapeva, da sempre.


In tutto ciò ha stradominato la vecchia politica della casta e hanno perso i cittadini. Mettendo insieme il PD, la sinistra e il M5S si è avuto, in questa circostanza, per la prima volta nella storia della repubblica, una maggioranza dell’elettorato favorevole a riforme radicali: anticasta, antiprivilegi, anticorruzione. Non mi si dica, per contraddire Amoproust,  che il M5S è antisistema: non si va in Parlamento se si è veramente (e non solo a parole) antisistema. E poi essere antisistema, se per sistema si intende il pozzo nero delle lobby e delle intese sulla pelle dei cittadini e non il rispetto della Costituzione e della vera democrazia, non è forse anche un dovere?


Ora quindi ha vinto il partito delle larghe intese.


Come a dire che ha vinto, ancora una volta, il Cavaliere e la sua corte. Sghignazzava, infatti, l’infame. Un capolavoro di strategia politica (della triste politica ottocentesca degli intrighi e delle manovre sottobanco alla Cavour). Sghignazzava perché è lui ad avere in mano il pallino, o meglio la palla del calcio di rigore che noi gli abbiamo consegnato.


Amoproust  questo pensa e vorrebbe pensare altro. Ma si tiene una riserva riservina. Vediamo delle belle promesse del discorso lettiano di fine aprile quante ne verranno mantenute. In campo economico e in campo istituzionale. Intanto abbiamo ministri che si chiamano Lupi (CL), Mauro (CL), Quagliariello, Alfano e via dicendo.  Dopo la vergogna combinata da CL in Lombardia. Un altro che sghignazza impunemente, dal suo seggio di senatore  è il Formigotto. Doveva finire in una chiavica, è finito a Palazzo Madama.


Una riserva piccola piccola. Se ce la farà questo Governo Letta, onore al merito  Se ce la farà a salvare l'Italia dal baratro economico, a dare un po' di lavoro e di speranza ai giovani e a fare due riforme istituzionali, due.


Ma intanto di leggi per i diritti civili, di jus soli, di diritti dei gay non si parlerà. Non si parlerà più di legge anticorruzione. E si seppellirà una volta per sempre il problema del conflitto di interessi. In nome del partito di governo? 

Berlusconi voleva come primo punto l’abolizione dell’IMU: l’ha avuta subito, a tamburo battente. Provvedimento che porterà alle famiglie prosperità e pace oppure provvedimento che garantirà al Berlusca tanti bei voticini quando lui, togliendo la fiducia a questo governo, manderà tutti a votare?


Amoproust vede questo scenario (e spera di essere smentito):

  • Vita breve o vivacchiamento infelice del governo Letta
  • Qualche pretesto berlusconiano (uno qualsiasi) per rovesciare il tavolo delle riforme
  • Si va a votare (Porcellum sì, Porcellum no... l'Italia dei cachi!)
  • Napolitano dà sconfortato le dimissioni
  • B. (indovinate quale B?) vince la partita delle elezioni

·    Con un Parlamento nelle sue mani B. si fa eleggere Presidente della Repubblica (e non avrà traditori a impallinarlo)

·         

      Saremo una repubblica Presidenziale.



Se questo scenario non si avvererà Amoproust ne sarà felice. Ma non per un’alternativa qualsiasi. Siamo comunque messi male, fratelli!



Amoproust, 6 maggio 2013.


sabato 20 aprile 2013

Waterloo, Caporetto, Little Bighorne



WATERLOO, CAPORETTO, LITTLE BIG HORNE  ... COSA PREFERITE?

Ho cercato di rilassarmi, di non pensarci tutta la notte, dopo la desolante giornata di ieri. Invece la furia, la rabbia sono montati dentro di me come una marea. Ma cosa abbiamo fatto? Cupio dissolvi: è poco.


La sinistra italiana è nota perché sa perdere e sa farsi del male. Ma stavolta ha passato i limiti. Aveva, nel nuovo Parlamento, un’opportunità unica, il 50% dei parlamentari avversi alla destra e al berlusconismo. Ha saputo sprecare questo tesoro, per rifugiarsi nel noto, tanto deprecato, tradizionale abbraccio mortale.


Perché mai? Soprattutto perché disunita, percorsa da antichi rancori di stampo novecentesco, assai poco innovativa, paurosa e vigliacchetta. Purtroppo si è salvato solo Vendola, con dignità, anche se già lo crocifiggono perché non ha tenuto ferma la coalizione. Coalizione, con chi?


Abbiamo insieme, parlamentari e segreteria, compiuto un lavoro di abominio, inettitudine, superficialità e pressapochismo. Dopo aver gridato al mondo che non si voleva il governissimo e l’accordo con Berlusconi, ci siamo buttati nelle sue braccia. Rideva ieri sera il volpone, che ha giocato con noi come il gatto con il topo.  Almeno lui ha saputo dimostrare di saper giocare la partita.


Abbiamo bruciato Marini, una candidatura che non soddisfaceva il PD nella sua componente giovane, soprattutto perché imposta da Berlusconi, senza alcuna alternativa, all’ultimo momento. Come a dire: sono io che scelgo. Marini è persona per bene, degnissima, sindacalista, fortemente di sinistra (anche se di area DC). Perché è piaciuto a Berlusconi? Solo e soltanto per mettere in difficoltà i “comunisti”. E ci è riuscito.


Così abbiamo cominciato a offendere Marini, bruciandolo, una prima vittima sacrificale. E abbiamo subito cambiato cavallo, come si dice, con pochissimo rispetto per le persone. E lo abbiamo fatto con l’acrimonia di chi dice: “adesso ti faccio vedere io chi eleggo per farti dispetto” e abbiamo sacrificato il padre nobile del partito, l’uomo dell’Europa, l’affidabit internazionale. Con superficialità perché lo abbiamo buttato nella mischia senza avere i voti. E poi glieli abbiamo fatti mancare noi, con un tradimento che sarà scritto nella storia. Abbiamo ucciso il padre senza avere alcuna maturità ed autonomia.


E intanto si è consumata un’ulteriore tragedia di incomprensione e di dilettantismo. La candidatura Rodotà, non certo in campo solo per volontà di Grillo, ma presente da tempo nelle previsioni e nel totoquirinale. L’abbiamo rifiutata colpevolmente, per dispetto, perché sostenuta dal M5S, dimenticandoci di chi è Rodotà. Un protagonista della sinistra, un illustre galantuomo, colto, costituzionalista, integerrimo. Un profilo da ottimo Presidente. L’abbiamo rifiutato per paura delle reazioni della destra? Quella paura che non avevamo candidando Prodi? Lo sappiamo che o prima o poi dobbiamo fare i conti con la presenza del M5S. E allora? Ci veniva offerta su un piatto d’oro l’opportunità di uno stacco netto dalla destra, attraverso l’elezione di un uomo nostro, ma assolutamente garantista e super partes nel ruolo,  realizzando in Parlamento una convergenza nuova, aprendo la strada un vero governo di cambiamento. Irritando la destra che, però, non avrebbe potuto obiettare nulla sul garantismo della persona. Non facile, d’accordo, ma non era questo che abbiamo inseguito per 50 giorni, caro Bersani? Fabrizio Barca, come migliaia di militanti, ha desolatamente chiesto “Why not Rodotà”? Why not? Migliaia di sms, mail, tweet: convergete su Rodotà. Non erano grillini, erano gente di sinistra, del PD. Per somma ingiuria e supponenza nessuna risposta, non c’è risposta nemmeno ora. La dirigenza dimissionaria non sa rispondere.


In questo modo Il PD si è spaccato, ha perso la fiducia di gran parte dei suoi elettori, si è fuso letteralmente. Altro che partito liquido, partito "fuso". Si presenta alla formazione dl governo, debole, debolissimo. E Berlusconi ride, lo si vedeva ieri sera, eletto Napolitano. I dirigenti dovrebbero sapere che la base è in rivolta: ascoltateci per Dio, una buona volta! O andate a casa.


Siamo corsi da Napolitano come bambini che hanno bisogno del papà buono. La politica si è dimostrata infantile e immatura, incapace di autonomia decisionale. Il Giorgio nazionale ha accettato, cosa poteva fare? Dir loro: “andate tutti a casa, vecchi impotenti, guaglioni del cazzo che non sapete combinare nulla?”. La Costituzione glielo impediva.


Del PD ho detto quasi tutto. Un cumulo di macerie, l’inesistenza di una segreteria dimissionaria, non  si sa neppure chi andrà alle consultazioni per il governo. Deve rinascere. Dedicherò a questo capitolo un altro pensierino. Ma dico solo una cosa: tutta la vecchia classe dirigente si faccia da parte. Soprattutto certi nomi, i D’Alema, i Veltroni, i Franceschini, e così via. Da parte.


E gli altri partiti?  Un panorama desolante.

Il Pdl ha dimostrato ancora una volta di essere una caserma. C’è uno che comanda e gli altri ubbidiscono. Nessuna dialettica interna, nessuna defezione, nessuna polemica. L’esatto opposto del PD. Sembra uno schema vincente oggi: il padre padrone. Bersani ha sbagliato. Invece di abbracciare Alfano per le spalle doveva andare direttamente da Berlusconi. Da una caserma non ci si può aspettare nulla di buono, solo comportamenti idioti.

Monti: uno squallore. Un’élite di aristocratici ricchi borghesi, industriali e industrialotti, professori e soprattutto anticomunisti, come se ci fosse ancora il comunismo. E questa élite ha dimostrato il massimo di questo suo squallore degradante rifiutandosi di votare Prodi. Come: europei antiProdi, il padre della moneta unica? Una terribile antinomia. Gli hanno preferito un prefetto, donna sì, ma prefetto! In nome della bella scelta politica, civica soprattutto. Monti, vatti a nascondere.


Della Lega senza idee non dico, appiattita com’è sull’alleanza con il PDL e paurosa che le prossime elezioni la cancellino del tutto. Abbiamo il Nord! Per quanto tempo?


Rimangono i 5 stelle. Difficile dare un giudizio che non sia  impietoso. Anche qui un padre padrone. Un intollerante guascone urlante. Qualche giovane per bene, volenteroso che vorrebbe davvero cambiare le cose. Il M5S ha commesso un imperdonabile errore: non accettare l’offerta di Bersani per un governo del cambiamento. Loro dicono: “noi siamo antipartito, antisistema” ma non si cambia il sistema facendone parte e accettando le sue regole in Parlamento. Se siedi in Parlamento fai politica, contratti, medi. Difficile dire come si evolverà questa situazione dei grillini.


Il panorama è quindi piatto e disadorno, brullo inverno, grigio come il cielo di oggi. Cosa può fare Napolitano? Si parla di un Governo di durata. Ma che vuol dire?


Nelle mie previsioni c’è un governo di scopo per fare due tre interventi economici, la legge elettorale (purché ci si riesca, sono decine i progetti diversi) e poi tornare al voto. Liberiamo anche sto povero diavolo di Presidente Giorgio: lo vogliamo morto?


Voto che probabilmente vedrà vincente la caserma con alcuni anni ancora di berlusconismo, che si dava per morto. Niente legge anticorruzione, niente legge sul conflitto di interessi, niente un nuovo sistema di informazione, qualche altra leggicchia ad personam. Prima che il farabutto vada in pensione. 
Oppure è immortale?


Amoproust, 21 aprile 2013 Natale di Roma.

giovedì 11 aprile 2013

Troncare la legislatura?

Troncare la legislatura?

Da molte parti politiche si grida alle elezioni. Dopo soli 40 giorni dall'ultimo voto. Perché non è possibile formare un nuovo governo per i veti incrociati dei partiti.  Ma un nuovo voto, anche (ipotesi peregrina) con una nuova legge elettorale, non cambierebbe il quadro politico e non garantirebbe la governabilità. A meno che la nuova legge elettorale non preveda un premio di maggioranza fuori di testa (ancora una volta).

Non solo, ma dal punto di vista di parte le simulazioni sul Mattarellum e su ipotesi di maggioritario secco sui risultati delle ultime elezioni, danno vincente il centro destra. Si preparebbe un nuovo ciclo berlusconiano. Un bene per l'Italia?

Allora che fare? L'unica soluzione è salvare questa legislatura, nella piena convinzione che non cambierebbe nulla. Si perderrebbero tempo e denaro. Ma ci sono anche due buoni motivi per mantenere in vita questo Parlamento:
  • è un Parlamento profondamente rinnovato per il 65%. Le new entry sono in gran parte giovani e donne al primo mandato. Forse inesperti ma animati da entusiasmo e buona volontà. Il fatto è più evidente presso i grillini e il PD, meno presso la destra.
  • una maggioranza  è possibile (anche se grazie all'orrido Porcellum) 
  • sono possibili soprattutto maggioranze variabili, in un Parlamento animato da buona volontà di far "qualcosa" per il Paese.
Qui cade il discorso sul Governo. Non è possibile un governo di parte (minoritario) e non è possibile un governissimo (sarebbe la paralisi per i veti incrociati). E' possibile un governo di "autorevoli" (non tecnici) di impronta politica (perché si va a cercare i voti in Parlamento). Il discorso programmatico dovrebbe (è solo ormai una mia fantaipotesi) dire apertamente che i punti di proposta saranno portati all'attenzione del Parlamento per essere votati. La fiducia? Riconosco che è un problema, tutti la dovrebbero dare perché è interesse di tutti.
Si torna così a vedere e vivere il Parlamento come il vero protagonista della politica. La Costituzione dà al Parlamento il compito di fare le leggi e le leggi approvate il Governo non le può rifiutare (può mettere la fiducia, ma con un accordo programmatico del genere sarebbe il suicidio). Avverrebbe per esempio che una legge anticorruzione potrebbe ottenere una maggioranza a sinistra e una legge diversa una maggioranza più ampia.  Una legge sul finaziamento pubblico potrebbe trovare una convergenza trasversale ecc.ecc.
E' fantapolitica? Se sì andiamo al voto con questa o un'altra legge e corriamo il rischio del punto e a capo, dello stallo, della palude. Vogliamo correrlo questo rischio?
Amoproust, 11 aprile 2013

 


mercoledì 10 aprile 2013

mangiar merda in politica



Mangiare merda in politica

Esistono giovani scalpitanti per entrare in “politica” e fare carriera. Spesso urlanti contro la casta che blocca tutto, i vecchi ingombranti, i culi di pietra. 

Vorrebbero scorciatoie, saltare le tappe doverose di ogni carriera.

Grazie a elettori generosi la pattuglia dei 5 stelle ci è riuscita. Sono bastati pochi voti in rete e il gradimento dei guru per candidarsi e il successo elettorale ha fatto il resto. Gente estremamente fortunata che sembra talora non avere cognizione del proprio ruolo: non è un gioco ma una tremenda responsabilità verso il paese.

La scorciatoia segnata da Grillo è irripetibile, credo. Alle prossime elezioni (quando ci saranno) questi neo parlamentari premeranno per esser rieletti e, se Grillo si opporrà, dovrà far fronte a sedizioni e fughe altrove. Il ruolo di onorevole (anche se si rifiuta il nome) dà prestigio e lo stipendio fa il resto. Non si ritorna a casa tanto agevolmente.

Presso i partiti storici non era e ancora non è così. Parlo di vecchia DC e ex PCI. Per arrivare in Parlamento bisognava essersi fatte le ossa nelle sezioni, nei consigli comunali di piccoli centri, poi nelle federazioni provinciali, poi in Provincia, poi in Regione e finalmente potevi aspirare ad avere una candidatura in Parlamento. Pochi potevano sfuggire a questa regola e solo per meriti acclarati. E si era eletti solo se bravi, competenti e fedeli. Non c’era posto per le teste calde e i carrieristi. E non si veniva rieletti se non si lavorava bene.

Berlusconi e la Lega e poi la legge “porcata” hanno cambiato le cose, introducendo la logica dei “nominati” per cui il capo sceglie chi mettere in lista, con il prevalente criterio della fedeltà personale, il che, per il Cavaliere p.e. ha sempre e solo significato appartenenza alle sue aziende, tirapiedi e affaristi e donne per merito di… letto. (non dico la parolaccia usata da Battiato, ma si può dire che aveva ragione, anche se è stato maleducato?). Così si sono  create le scorciatoie, anche nei partiti tradizionali attraverso il criterio della nomina. E il Parlamento si è riempito di inadeguati, leccaculo, interessati, carrieristi e Scilipoti, che seguono solo l’odore intenso dei soldi.

Ora è bene, secondo me, che si ripristini la regola della “carriera politica” anche se non nel senso rigidissimo dei partiti tradizionali. Si può meritare una candidatura per aver lavorato bene nelle associazioni, nella società civile, nel sindacato, nella cultura, aver promosso azioni per la giustizia, aver meritato nelle professioni. Soprattutto aver dimostrato fedeltà non alle persone, ma ai valori che sostengono l’azione di un partito soprattutto se si chiama democratico.

Un mio amico, l’ex Senatore Giuricovich, poi non rieletto perché scalzato da un egregio culo di pietra, mi diceva che in politica per andare avanti bisognava mangiare ogni giorno una bella razione di merda. Ossia: reiterati “no” alle tue idee, che ritieni brillanti, no per le tue aspirazioni a candidature rapide, essere bocciati più volte a elezioni comunali e regionali, veder passare davanti a te il tuo collega da te sempre pensato debole e meno intelligente di te stesso, una o più promozioni negate, critiche in pubblico (e devi stare zitto), una ricompensa negata e così via. Devi mangiare questa merda, se no non passi.

Bisogna che lo sappiano i grillini che ora strillano in Parlamento. Bisogna che lo sappiano i  giovani del PD che picchiano i piedi e vogliono far fuori gli elefanti. D’altronde non è poi così diverso nelle professioni e nelle aziende: o vai avanti perché sei un raccomandato di ferro, il figlio del capo o il protetto dal miglior cliente (e fai disastri) o vai avanti perché meriti.

La situazione del management italiano richiama soprattutto la prima ipotesi. E questo spiega anche perché siamo messi così male.

Mala gestio dicono le carte processuali Alitalia, Tirrenia, Finmeccanica, e l’elenco è lungo.

Amoproust, 10 aprile 2013