venerdì 27 maggio 2011

EXITUS


Exitus

La campagna elettorale è agli sgoccioli, domenica si vota per i ballottaggi, finalmente si saprà. Un pensierino ci sta bene.

La campagna elettorale della destra ha fatto schifo. Sgangherata, squallida, irrispettosa e banale. Milano trasformata in zingaropoli, Milano centrale del terrorismo internazionale islamico per via di un’innocua moschea, luogo di culto. Milano dominata dai centri sociali violenti e estremisti (per far che?).  Napoli presidiata militarmente da uno sceriffo. Napoli patria dei femminielli e dei gay (ma che spavento!)  e via dicendo sempre più urlando, speculando sulle paure irrazionali, di pancia, della gente, dismettendo la ragione e mascherando le vere ragioni della “loro” paura.

A Milano la paura di vedere corretto e trasformato il famoso piano del territorio che prevede una letterale colata di cemento sulla città, piano approvato in fretta e furia prima della scadenza di questo mandato amministrativo. Se vince Pisapia addio affari cementizi e addio ai lauti guadagni. Questa è la paura, altro che islamici.

A Napoli paura di veder sfumare gli affari con la camorra, di cui Lettieri attraverso Cosentino è  il terminale. Una città ripulita e dalla spazzatura e dal malaffare fa paura a chi ha prosperato sempre sulla corruzione, la clientela, la mazzetta e l’aumma aumma. E ciò vale anche per le zone buie del centro sinistra e del PD – leggasi clientele Bassolino e company che tanto hanno inquinato primarie e campagna elettorale. Meglio De Magistris, anche se un po' giustizialista e tagliateste. Quando ce vò ce vò.

Berlusconi è alla frutta, nel panico più totale, stretto dalle sue ossessioni giudiziarie, che lo fanno diventare uno zimbello quando pretende di portare dalla sua parte uno sbalordito Obama che si sente dichiarare che l’Italia è una dittatura dei magistrati di sinistra… chissà cosa ha pensato il Presidente. Berlusconi ha perso la testa, urla che chi vota a sinistra è senza cervello (bel rispetto per i cittadini elettori!),  adesso che intravede la sconfitta - forse il 4-0 nelle grandi città - afferma che lui andrà avanti lo stesso con  il suo governicchio di palta, incapace di qualsiasi cosa, perennemente sull’orlo della crisi, dilaniato da lotte intestine. Si rimangia la parola: elezioni test nazionale... se perde se ne dovrebbe andare no? Lo ha dichiarato lui.

Deve andare avanti, un incubo perché se cade addio protezioni dai processi, addio impunità. C’è il rischio della condanna e della vergogna e dello smacco e, forse, della galera. O della fuga ignominiosa nelle terre del sole. Come Craxi. No meglio di Craxi, che sono questi paragoni? Lui ha le Bermude, non la squallida Tunisia di Hammemet.

E poi ci sono i referendum… come gli piacerebbe azzerarli, toglierli di mezzo, eliminarli! Sono una spada di Damocle sulla testa sua e del governo e della stagione politica che lo ha visto infame protagonista. Se solo i cittadini se la sentiranno di non andare al mare e farla finita una volta per tutte. Fine ingloriosa per il Caimano.

Aspettiamo, vediamo, intanto partecipiamo.

Un invito agli amici milanesi. Non date l’esito per scontato, andate a votare e votate Pisapia. Noi provinciali facciamo il tifo.

Amoproust, 27 maggio 2011.

mercoledì 18 maggio 2011


ANALFABETI


Saper far di conto è una delle prime cose che si insegnano ai bambini della primina. Ma qualche esponente (eminente) del centro destra e del berlusconismo agonizzante non sa contare e quasi se ne vanta.
Dice Verdini “abbiamo pareggiato alle elezioni” quando i numeri dicono proprio di no. Forse il coordinatore del PDL (che ha le sue brave grane giudiziarie che sembrano le medaglie per gli esponenti del cavaliere) spera che i suoi chiudano gli occhi e facciano, come d’abitudine, un atto di fede. Vediamo i numeri:13 comuni capoluogo al centro sinistra, 4 al centro destra: chi ha vinto? 5 province al centro sinistra e 4 al centro destra, si vince anche uno a zero. Milano e Napoli al ballottaggio con un candidato del centro sinistra al 48%... sicuro di perdere!!!  Sarà 4 a 0 anche per le importanti grandi città, per ora accontentiamoci del 2 a 0.

Le guerre si vincono e si perdono anche con le artiglierie. La Moratti spende 12 milioni per la campagna elettorale (forse di più), Pisapia un decimo o quasi. Il rappresentante cinque stelle  a Bologna spende niente. E fa il 10%. Un consiglio ai politici e ai tromboni della comunicazione: risparmiate i soldi della campagna elettorale e dateli ai bambini che muoiono di fame. E’ meglio. Perché gli elettori sembra ragionino con la loro testa.

Cicchitto imperversa a Ballarò e, di nuovo, sostiene che il cavaliere è sotto attacco giudiziario e che il clima creatosi a Milano lo ha penalizzato. Bisognerebbe dire a Cicchitto che bisogna pensarci prima. Se si vogliono evitare guai con la giustizia bisogna fare i bravi bambini e non corrompere i giudici e i testimoni, frodare il fisco, scopare le minorenni e altro. Sembra che tutte le imputazioni fatte al cavaliere siano gratuite e inventate. Ma da chi? Un complotto rosso che lega i PM a D’Alema, Vendola e forse anche Di Pietro. Da ridere.

Chi è in agonia merita rispetto. Bossi aspetta la vittoria di Pisapia per strozzare definitivamente il governo. Sarà vero? Amoproust non può crederci.

Infine una parolina sul terzo polo a Milano. I seguaci di Futuro e libertà, nonché i casinisti e Palmeri hanno, in campagna elettorale,  coperto di contumelie la politica della Moratti e il suo quinquennio milanese. Per non parlare di Berlusconi. Ora che si prospetta il secondo turno, il ballottaggio, non si pronunciano, sembra che abbiano dubbi su chi appoggiare, perché il comunistaccio Pisapia fa quasi più paura della tanto vituperata Letizia. A che è servito lo strappo con il cavaliere, le angosce di questi mesi, le critiche, gli insulti se ora non si porta tutta l’azione alle logiche conseguenze politiche?  - conseguenze volute dall’essere all’opposizione al governo. Ma l’anima compromissoria e altalenante dell’UDC e di FLI non osa avvicinarsi a niente che puzzi anche lontanamente di comunismo. Perché i comunisti puzzano, non si lavano, lo ha detto lui.

Che, alla fine, quando si tratta di “rossi” ha sempre ragione, forse anche per Bocchino.

Amoproust, 18 maggio 2011

martedì 17 maggio 2011

MODERATI ED ESTREMISTI


Forse, finalmente, dopo anni, il centrosinistra governerà Milano. Con un ottimo sindaco come Pisapia. Dico forse per scaramanzia in quanto “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”.  Fa specie e scandalo che, dopo tutto quello che è successo con i manifesti che equiparavano i PM milanesi alle BR e l’infelice uscita della Moratti su Pisapia terrorista, il centro destra e particolarmente la Lega continuino a battere il tasto della città consegnata in mano agli estremisti di sinistra. Che chissà dove sono. Se fossi un loro consigliere direi di parlare finalmente della città e dei suoi problemi e di smetterla di buttarla sull’ideologico.  La cosa fa veramente schifo e la dice lunga su chi siano i cosiddetti “politici moderati”. Estremisti di destra e stop. Vedi Berlusconi, la Santanché e i loro corifei.

Ma voglio spendere due parole sul moderatismo, eletto a paradigma della sana politica da parte soprattutto di donna Letizia. Lei moderata. Pisapia estremista vicino alle BR. Chi è moderato è un buon politico, chi non lo è no. Ma chi lo dice?
Se essere moderati significa osservare le regole del bon ton, del linguaggio corretto e rispettoso, dell’uso delle parole non come pietre, ma come strumenti di dialogo e di confronto, ben venga il moderatismo. Ma se per moderatismo s’intende quella posizione ben nota per cui, sui problemi, si media costantemente, non si assume una posizione decisa e forte, ma si sceglie costantemente il cerchiobottismo, una botta a sinistra e una a destra, allora essere moderati è un disvalore. Perché significa non scegliere mai, non avere un’idea forte, una soluzione radicale dei problemi. Che è quello che ci vuole in politica. Lo so che la parola “radicale” fa rizzare i peli pubici ai benpensanti, ma l’etimologia della parola significa affrontare il problema alla radice, non usare i pannicelli caldi, usare il bisturi dove il bisturi ci vuole. La solita storia del medico indulgente che fa morto il paziente.
Facciamo due esempi proprio sul governo delle città. Un problema forte è l’inquinamento che danneggia la salute dei cittadini. Usare i pannicelli caldi significa fare le domeniche  a piedi e mettere “ecopass” che permettono alle auto, pagando, di entrare nelle città e addio lotta all’inquinamento. Ma se si sceglie la chiusura del centro storico, l’obbligo di dismettere le caldaie a gasolio, a cominciare dagli edifici pubblici, l’uso di carburanti eco sui mezzi di trasporto pubblici incentivando il loro uso, la limitazione del traffico privato, beh allora incidiamo con il bisturi sul problema. Non sarà risolto del tutto ma grossi passi avanti si sono fatti. Radicalmente.
Un altro esempio può essere il problema della casa. Se si progettano solo case di lusso come è stato fatto  a Milano con il quartiere disgraziatissimo di Santa Giulia e il progetto di Citylife, beh allora la casa per i giovani che mettono su famiglia e la gente che vive di lavoro dipendente addio. Occorre una politica della casa centrata su ben altro: un progetto, come si dice, di housing sociale, forte, la lotta contro le case lasciate sfitte, la confisca dei beni immobiliari inutilizzati. Altro mal di pancia per le rendite immobiliari e la lobby dei costruttori, ma amen, non toccherà sempre e solo a loro ingrassare.
Insomma una politica basata sulla soluzione dei problemi alla radice  e non tergiversazioni sulla proprietà privata intoccabile e sacra. Guerra alle rendite e alle posizioni di potere ingiustificate. E potremo  moltiplicare gli esempi. Risolvere i problemi significa scontentare qualcuno. Ma i moderati non vogliono  scontentare nessuno.

Pisapia vincerà e governerà bene. Ma - voglio azzardare una previsione veramente da urlo – a Napoli vincerà De Magistris. Perché a Napoli occorrono soluzioni forti (vedi la spazzatura) e qualcuno che governi senza un occhio di riguardo alla camorra. E De Magistris è l’uomo giusto. Speriamo che i napoletani l’abbiano capito.

Bisogna che qualcuno abbia e si curi il mal di pancia. Non si governa bene con il populismo e il cerchiobottismo. Anche e soprattutto a livello nazionale. Ma questo è un altro film.

Amoproust  18 maggio 2011.

giovedì 5 maggio 2011

beatificando

Karol è stato un grande Papa? Tutto dipende dal significato che si vuol attribuire a quel "grande". Nel senso della spettacolarizzazione del Papato e della capacità di attrarre masse di persone plaudenti, più che grande. Un Papa per molti versi vicino al cuore della gente, per certi suoi gesti, per il tratto popolaresco e il linguaggio comprensibile. La Chiesa, sempre pronta a cogliere occasioni di popolarità, si accinge a spianare una strada per la canonizzazione. Tutto già deciso, si sa che i miracoli si creano, l'importante è raggiungere lo scopo. A un laico, al pensiero laico fa impressione che qui, sulla terra, si decida a suon di trombe ciò che deve accadere dalle parti di Dio. Noi decidiamo e Lui si attiene, Lui che scruta o dovrebbe scrutare le coscienze e sapere ciò che gli uomini non possono sapere, della vera santità. Ma così vanno le cose, così decide il diritto canonico, che lega Dio oltre ogni umana comprensione.

Papa Wojtyla ha avuto un lungo pontificato, costellato di viaggi, segnato da un infausto folle attentato, e caratterizzato anche da un numero impressionante di beatificazioni e canonizzazioni. Spettacolo e fede. I  papa boys. Le folle oceaniche. La papamobile.

Ma quanto Papa Karol ha contribuito a modernizzare la Chiesa, a farle incontrare il mondo contemporaneo con le sue esigenze e le sue angosce? Poco, pochissimo, niente. Ha fatto di più Giovanni XXIII in 4 poveri anni che Giovanni Paolo II in 27. Tutti e due carismatici e profetici, ma il primo di una Chiesa rinnovata e proiettata nel futuro, il secondo di una Chiesa rigidamente ancorata al suo passato e per nulla aperta al mondo.

Il Pontificato di Giovanni Paolo II è stato un pontificato reazionario e oscurantista. Lo dicono molti fatti. La continua ossessiva condanna dell'aborto in difesa della vita, aborto paragonato e messo alla pari dell'olocausto, senza alcuna umana comprensione del dramma femminile e senza alcuna considerazione dei dettami della scienza. La condanna della teologia della liberazione e quindi di tutti quei preti e vescovi e laici che, in nome di Cristo, in America latina, hanno combattutto e combattono le ingiustizie sociali. L'apparizione a fianco di Pinochet, dell'assassino Pinochet, sul balcone della Moneda, per il piatto di lenticchie della tutela della Chiesa ufficiale. La beatificazione del fondatore dell'Opus Dei, organizzazione oscura e compromessa, sostanzialmente setta segreta e la difesa di quell'altra oscura organizzazione, dei legionari di Cristo. E la difesa di Marcinkus e dei suoi loschi affari. Insomma Papa Wojtyla ha difeso a oltranza la chiesa postridentina, la chiesa curiale  e ha fatto di tutto per affossare, far dimenticare la Chiesa Conciliare. Un Papa che non ha incrociato la modernità. I suoi dettami morali non hanno scosso le coscienze proprio perché anacronistici e impossibili. 

In questo non vedo un grande iato tra Wojtyla e Ratzinger: il secondo prosegue nella sua linearità asettica e dottrinale il primo, senza il suo carisma e la sua popolarità. La Chiesa profetica è morta con Paolo VI, la cui grandezza andrebbe riscoperta e forse la meteora di Giovanni Paolo I. Morto, probabilmente ammazzato. Perché - secondo la Curia e le oscure stanze segrete del Vaticano - la Chiesa deve solo essere cattedra e potere e non seme che muore nel mondo.

amoproust 5 maggio 2011



mercoledì 20 aprile 2011

brigatismo alla berlusconi


Quindi, secondo il pensare berlusconiano, nella magistratura si anniderebbe una pericolosa cellula brigatista che avrebbe la mira e lo scopo di farlo cadere, sovvertendo  il risultato del popolo elettore. Perché questa cellula eversiva  ci metta così tanto a raggiungere il suo obiettivo e perché rispetti con tanta fedeltà e rigore le regole e i codici, questo il berlusca ce lo dovrebbe dire. Ci sembra che le BR fossero piuttosto sbrigative e per niente legalitarie. Che si sappia sparavano e far fuori il berlusca non sarebbe un’impresa impossibile, tanto lui ama i bagni di folla.  Ma si tratta pur sempre di “comunisti” e i comunisti, si sa, sono per natura loro assassini e liberticidi, non ci si può aspettare nulla di buono da comunisti. Hanno una mente contorta, se per fermare il patto catto-comunista hanno ucciso Aldo Moro, per fermare il Berlusca hanno scelto strane vie giudiziarie, per altro scivolose. Il berlusca non ci dice come questi sovversivi abbiano scelto i loro capi d’accusa, con tanta poca fantasia, legandosi a eventi economici come il caso Mondadori. Non è più facile pensare che ci sia qualcosa di losco nell’affaire per cui i giudici hanno semplicemente deciso di vederci chiaro? E così salta fuori che c’è un corrotto, inequivocabilmente, che ha ricevuto una paccata di soldi per tacere. Se i giudici fossero dei brigatisti, c’era modo di far dire a costui quello che sa, senza tante storie.   No! E’ ancora lì a piede libero a sostenere l’insostenibile e il berlusca strilla come un’aquila che c’è una congiura contro di lui, congiura rossa, congiura brigatista. Ma dai, berlusca, che per farti fuori basterebbe molto meno, non occorre pensare alle armi ma alle mille bestiate che hai detto e fatto ultimamente. Basta che una delle ragazzine che ti sei  compiaciuto di invitare alla corte del sultano parli e dica. Certo che hanno tutte paura, sono tutte sotto ricatto, non lavorerai mai più, attenta a ciò che ti potrebbe succedere, pensa alla tua famiglia. Non si può pensare a un’omertà così forte, che arriva fino alle aule parlamentari, dove tutti tacciono e tutti votano disciplinati, non si è mai vista truppa così fedele, senza dover pensare a metodi mafiosi, profondamente radicati.     Che 314 deputati, tutti, senza alcuna eccezione, credano che il berlusca abbia agito in buona fede, essendo convinto che Ruby fosse nipote di Mubarak… non è minimamente pensabile. Quindi servi asserviti, disposti alla menzogna pur di  salvare il culo del capo, gente timorosa del posto e della rielezione, gente prezzolata, gente che difende privilegi. Il che fa temere per la democrazia. Un domani questa truppa di maggioranza, asservita e vile, potrebbe votare di tutto, compreso lo stato di emergenza nazionale e il coprifuoco, la limitazione delle libertà fondamentali, la sospensione dei diritti costituzionali. Potrebbe farlo se lui glielo chiede. Ed esiste un 30% del paese, così fanatizzato e così imbesuito dall’immaginario berlusconiano che sarebbe disponibile ad applaudire, dare consenso, sottoscrivere le leggi vergogna.
Così nascono e si sviluppano le dittature, così, focalizzando un nemico, montando l’odio persecutorio contro di lui, costruendo complotti e congiure, invocando la sua distruzione. I comunisti, il comunismo, i rossi, quelli che ti portano via la proprietà e la casa, che loro interessa solo distruggere i ricchi e appropriarsi dei loro beni. Avidi, famelici, rosi dal rancore, distruttori della famiglia e dei sacri suoi valori. I comunisti. Fantasma  berlusconiano, ma anche della nostra pavida piccola borghesia, che se uno è riuscito ad avere un buco di casa di proprietà, si ritiene Rockfeller. Guai chi la tocca e solo i comunisti potrebbero portarmela via.
Se l’humus culturale e la maturità sociale del nostro popolo è questa, allora ci meritiamo Berlusconi e i suoi deliri persecutori. Un popolo pavido e monco di ideali, di valori sociali, è morto, è cadavere. Ma ben per noi esistono forze e movimenti nel paese – talvolta giovani e innovativi – che ben si oppongono a questa deriva stanca e mortale. Invocano ill cambiamento, chiedono la fine di questo periodo buio e scriteriato. Non invocano vendetta e saccheggio, ma ordine, crescita, pace, buonsenso, solidarietà. Tutto ciò che il berlusconismo non ha rappresentato e non può rappresentare, nella sua non-etica dell’individualismo e del laissez faire. Forze vive e vitali che hanno bisogno di sostegno e di incoraggiamento, di un umile atteggiamento dei partiti e delle opposizioni, talvolta un po’ bolse e vecchie e stanche. Non è certo attraverso la scorciatoia ridicola Veltroni Pisanu che può transitare il cambiamento. Una coppia di cui uno, da una parte, è sempre lì pronto a dividere e a sottilizzare; l’altro rimpannucciato tra i berluscones vota compatto con loro, mai un distinguo, mai una parola di sconcerto o di dissenso. Allineato. E noi dovremmo credere a scorciatoie siffatte, guidate da uomini siffatti?
Ma va là.

Amoproust  19 aprile 2011.

venerdì 15 aprile 2011

la logica batte la forma

La cosa che più spaventa un blogger, anche se piccolo piccolo come amoproust, è non poter scrivere. Ahimé, sono costretto a scrivere con un dito solo perché mi sono fratturato la mano sinistra e la cosa è molto faticosa. Tuttavia non posso tacere in questa sordida occasione dell'approvazione della legge cosidetta sulla "prescrizione breve" - ennesima occasione di dimostrazione della protervia di questa maggioranza che serra i suoi ranghi - su ordine del padrone - per salvare il culo al padrone stesso, poverino. Tutti servi, tutti yes men per la causa, tutti quindi corresponsabili dei delitti del capo, se lo coprono e gli permettono di sfangarla ancora una volta. Se lui è corruttore, tutti corruttori o aspiranti tali perché è ladro chi ruba ma anche chi tiene il sacco. E che lui sia corruttore, è indubbio, manca solo una bella sentenza a sancirlo una volta per tutte. Perché se è stato appurato che Mills è stato corrotto, un corruttore ci sarà bene o no? E chi se non colui che ha tratto il massimo vantaggio dalla corruzione? La logica precede  e anticipa la sentenza che si vuol evitare con la prescrizione anticipata con legge apposita. La logica batte la forma giuridica e svela l'inghippo, marchia l'infame anche se la sfanga ancora una volta, legittima tutti a dire: ecco, è un corruttore.
Questo è il paradosso dell'innocenza berlusconiana che si regge sull'evitamento doloso e furbesco della condanna formale, attraverso le leggi ad personam e attraverso un apparato legale da miliardario, beato lui che se lo può permettere. Un povero cristo senza i suoi miliardi sarebbe già in galera da un pezzo. Ma il paradosso vuole che lui, secondo logica stringente e apodittica, sia allo stesso modo colpevole, come il fuggiasco o il clandestino contumace. Senza alcun dubbio e questa considerazione fa sì che il suo potere sia già illegale e usurpato e che i suoi sgherri e servi del parlamento siano già, a rigore, fuori legge. Non vale dire che lui è stato scelto dal popolo, bisogna vedere come, attraverso quali finzioni e raggiri, attraverso quali strumentazioni improprie, attraverso quale uso furbesco dell'informazione o della disinformazione. Il caso Minzolini insegni.

Insomma amoproust pensa che oggi, qui, in Italia, siamo in un regime ormai non più democratico ma populista e autoritario, sostanzialmente illegale e frutto d'usurpazione. Che poi si faccia di tutto per mantenere in piedi formalmente un Parlamento asservito per dar vita a leggi costruite su misura sartoriale al capo, salva la faccia, ma non riesce a mascherare l'inganno. Questo legittima la rivoluzione, legittima la rivolta di piazza, s'intende democratica e non violenta. Perché chi usurpa non può permettersi il lusso di invocare la democrazia formale quando è in grado di pilotarla e deviarla costruendo un consenso artificiale e asservito. E' dittatura, è regime.

amoproust con un dito solo: 15 aprile 2011.

lunedì 14 marzo 2011

la "deforma" della giustizia

E quindi il nano nazionale e il suo governo hanno dato il via alla riforma della giustizia. Dichiarandola "epocale". Esaltando il suo carattere "rivoluzionario". Il viatico (nel senso dell'augurale buon cammino) glielo ha dato il Sultano dicendo che "se ci fosse stata questa riforma non ci sarebbe stata Tangentopoli o Mani Pulite". E tutti a interpretare questo nobile pensiero. Amoproust è sicuro del suo significato, cioè: "i magistrati e i giudici non avrebbero rotto il cazzo e avremmo potuto tutti (imprenditori e politici) continuare tranquillamente a fare i nostri porci comodi, a corrompere e farci corrompere,  a mestare e a far soldi a palate". Nella tradizione del miglior liberismo. A man bassa.
Perché questo è il berlusconpensiero: che lo Stato non metta il becco negli affari più o meno privati, che lasci che il "mercato" si espanda nel migliore dei modi. Vinca il più forte, il più abile, il più furbo. Amen.

Ma veniamo alla cosiddetta riforma e al suo contenuto, per quanto si sappia. Senza addentrarci nei dettagli tecnici, una cosa appare subito chiara. La riforma intende mettere il freno alla magistratura, intende limitare la sua autonomia e intende collocarla, almeno in parte, sotto il controllo dell'esecutivo.  Una bestialità, una mostruosità. Lo ha detto il Sultano: fine della dittatura dei Giudici. Ve ne siete accorti di questa dittatura? Le carceri sono infatti strapiene di poveri diavoli mentre i corruttori , i grand commis dell'affarismo di Stato, sono  a piede libero. Però questa riforma  è riforma costituzionale, per cui dovrà seguire un iter tutto particolare, la doppia lettura in Parlamento, nei due rami e poi il referendum confermativo. Un iter che dovrebbe durare almeno due anni o più. Ma tra due anni, se non cade prima, ci sarà la fine della legislatura e, come si sa, ogni volta che finisce la legislatura, di riprende daccapo con i progetti di legge, che decadono. A meno che il Sultano non stia pogettando di abolire le elezioni: tanto a che servono? Ci sono già i sondaggi che dicono che vince lui. 
Quindi - riprendendo il discorso -  la riforma viene concepita in ritardo, corre seri rischi di aborto.  Non vedrà mai più la luce se vincerà il centro sinistra e dovrà ricominciare daccapo se rivincerà l'Imperatore. Cosa che non ci auguriamo. E poi, ammettendo che la riforma ce la faccia a arrivare in porto, siamo sicuri che i cittadini, con il referendum la approverebbero? Qui non siamo alla Camera, con i  numeri gonfiati dalla legge maggioritaria, qui votano tutti e senza quorum!  Mi sa che questa riforma è morta, è tempo perso, è un  altro modo di impegnare il Parlamento a fare cose inutili o cose che possono essere utili solo all'Imperatore. Invece di interessarsi dei problemi della gente  e della crisi economica e del disastro che è, sotto molti aspetti, questo Paese. La "deforma" della giustizia. Di ben altro aveva bisogno la nostra giustizia. Come tutti sanno, a cominciare dai computer e dalla carta per i tribunali, dai cancellieri e da nuove norme per le notifiche  e per gli avvisi.
Ma fare le cose semplici no, facciamo le grandi riforme inutili o dannose.  Questa la logica del centro destra.

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Ieri sera - sul terzo canale della RAI - è andata in onda una divertente sceneggiatura involontaria . A "Che tempo che fa" la Ministra Gelmini e - subito sopo - a "Presa diretta" un servizio di Jacona sulla scuola e la sua riforma. Tutto da ridere!
La Ministra Maria Stella Gelmini, con la sua calma placidità ha detto cose immonde: - che la scuola non ha subito tagli, che l'Università è stata riformata per il meglio - che la scuola pubblica non è sotto attacco da parte del Governo e che finanziare la scuola privata è un modo di risparmiare soldi (se la scuola privata crea scuole, non  le deve fare lo stato - così...!!!). Infine ha detto che coloro che protestano in piazza sono poi quelli che mandano i figli alle scuole private. Sic! Ovviamente con frequenti citazioni della sinistra cattiva, come se fosse compito di un Ministro fare campagna elettorale, invece che illustrare il suo operato ai cittadini, tutti. Perché questo Governo si dimentica troppo spesso di essere il Governo di tutti e, quando dice italiani, intende "noi di centro-destra" e si dimentica che italiani siamo tutti, anche gli oppositori - che le leggi vengono fatte per tutti, anche i "comunisti".

Poi è venuto il servizio di Jacona che ha dimostrato ampiamente non solo quanto fosse bugiarda la Gelmini, facendo toccare con mano e con interviste dirette ai protagonisti il disastro delll'università con la riforma gelminiana, ma ha anche fatto vedere immagini "luccicanti" del Leone XIII - la scuola privata dei Gesuiti a Milano (palestre e piscine, campi da gioco e aule) e, al contrario, lo squallore  e il degrado di alcune scuole pubbliche, senza palestra, con aule provvisorie, con totale mancanza di attrezzature. Diamo quindi soldi a chi tanti ne ha (la scuola privata - paritaria) e tagliamo i fondi alla scuola pubblica, perché - si sa - lo ha detto il premier - questa tende a "inculcare" nei giovani principi e valori contrari allla famiglia. Già perché i prof della scuola statale sono tutti comunisti, di sinistra, atei, mangiapreti e potenziali "pedofili":  vade retro Satana. Mentre nella scuola paritaria - cattolica -  i giovani vengono educati a diventare tanti fedeli difensori dei valori cristiani, come il Berlusca, per esempio, che ha frequentato il liceo dei Salesiani. Giusto? Defensor fidei.

Non se ne può più di questi bugiardi, mistificatori, ingannatori, populisti. E per quanto riguarda la Gelmini la sua icona di "Madonnina perbenino" è perfetta: l'ipocrita mangiapile.

Amoproust 14 marzo 2011