domenica 5 febbraio 2017

la storia si ripete - con maggiore consapevolezza

La storia si ripete?

La risposta è implicita nella domanda: è un sì. La storia si ripete ma ogni volta con un livello di consapevolezza superiore, perché gli errori generano e trasmettono coscienza di sé. Se dovessi tracciare un grafico farei un’onda ciclica  che sale progressivamente di livello. Ciò non esclude affatto che l’umanità - sui tempi lunghi andrà ad estinguersi per lasciare il posto  a un essere vivente più evoluto e capace di adattamento. Tutto dipende dal'intelligenza con cui l'uomo saprà gestire le sue risorse e quelle del pianeta. Ma nessuno di noi lo vedrà.

Ovunque fioriscono previsioni catastrofiche e pessimiste: la democrazia in crisi, prevalenza dei regimi forti, disuguaglianza progressiva, isolazionismo o globalismo distruttivo. Ogni previsione va verso il peggio.

Gli uomini forti sono sempre esistiti e hanno spesso determinato svolte epocali o periodi oscuri. Hitler e Mussolini, Stalin e Polpot sono solo dietro l’angolo della storia, ma sono stati schiacciati dalla politica reale e dai loro stessi errori criminali. L’avvento di Trump alla Casa Bianca ha determinato orrore negli ambienti liberal e progressisti di tutto il mondo. Ma anche lui passerà e delle sue controriforme non resterà traccia a lungo. Perché sostenuto da una minoranza bianca cristiana retrograda e xenofoba, vale a dire antistorica, perché la storia va, sui tempi lunghi, in direzione contraria: maggiore uguaglianza, rispetto degli altri, diritti religiosi e civili, maggiore collaborazione tra i popoli, cioè globalizzazione positiva incoercibile.  Lo dicono gli strumenti di comunicazione di massa. Oggi una censura delle informazioni è impossibile, qualcuno ci tenta, ma fallirà.

Gli uomini forti hanno un destino comune: per realizzare i loro progetti devono eliminare le garanzie democratiche, trasformarsi in piccoli o grandi dittatori. Così creano un’opposizione  sempre più marcata cui seguono incarcerazioni abusive e, nei fatti, abolizione dei contropoteri di bilanciamento. Inevitabilmente segue la rivoluzione, la caduta e la fine (con scenari diversi ma questo è lo schema storico). Tempo perso per il cammino progressista. Trump è il Presidente degli USA: può trasformarsi in dittatore come Putin, Erdogan, Orban?

Parlo sui tempi lunghi e con la consapevolezza che la curva negativa del grafico provoca crisi, orrore e morti, guerre e stragi. Ma riprenderà la curva positiva, tutti lo sperano e il senso della positività è chiaro: maggiore libertà, maggiori relazioni, ponti e non muri.

E’ ottimismo? In parte sì, ma è anche lettura della storia. Nel secolo XIX e XX l’Europa è stata insanguinata da guerre fratricide nell’intento che fossero utili a realizzare obbiettivi o nazionali o economici. Sono state utili? Sì, soprattutto perché hanno spazzato via regimi “forti” e hanno prodotto consapevolezza che lo strumento guerra non risolve problemi ma li genera. No, perché oggi c’è la consapevolezza che ogni guerra è solo morte e distruzione. Oggi pensare  a una guerra in Europa è semplicemente folle. Abbiamo sì altri problemi ma di crescita. Così anche negli Stati Uniti dove per fortuna la guerra civile è un ricordo. Le ferite però rimangono come cicatrici. Chi non le sa leggere è solo un ignorante che   gioca la carta del potere e non sa imparare dagli eventi. Non per nulla i grandi “antistorici” si vantano sempre di non aver mai letto un libro (Reagan). Penso che Trump di libri ne abbia letti pochi.

Oggi le guerre imperversano in altri settori del globo per gli errori commessi nel passato dagli europei stessi e per divisioni territoriali sostenute da fanatismi e integralismi. Un ciclo storico arretrato. Anche in Europa ci sono stati fanatismi e guerre di religione con i dovuti morti. Cattolici e protestanti si sono fatti reciprocamente la pelle per secoli. Finirà anche altrove.

Stalin irriverente si domandava “quante divisioni ha il papa?”. Lui è finito e il suo sistema anche ma la Chiesa di Roma è ancora in piedi e il Pontefice predica pace e uguaglianza. Non è passato nemmeno un secolo. Anche nella Chiesa ci sono cicli: dal reazionario Papa Pio X al Concilio e a papa Giovanni e Paolo VI sono seguiti poi Giovanni Paolo II e Ratzinger, conservatori. Ma la conservazione in un tempo ribollente di richieste di riforme non ha retto. Ed ecco papa Bergoglio.

Insomma se leggiamo i segnali della storia dobbiamo pensare positivo. Questo non significa arrendersi e non combattere, anzi! Il pensiero positivo genera attivismo mentre la negatività può generare solo apatia e rassegnazione.

Un altro tema molto discusso è la globalizzazione e la disuguaglianza enorme tra ricchi (sempre meno e sempre più tali) e i poveri (sempre di più).

La globalizzazione in sé è un bene. Crea relazioni sempre più ampie tra i popoli. Amplifica la trasparenza e l’informazione. E’ la premessa per un mondo migliore. Ma se il mondo è dominato dal capitalismo parassitario (vedi Baumann) la globalizzazione crea le condizioni per uno sfruttamento sempre più forte dei deboli e il dominio dei forti. Le materie prime vengono rapite ai paesi che le possiedono e il lavoro delocalizzato dove costa meno. La catena avvantaggia chi ha il capitale, l’imprenditoria senza scrupoli, le multinazionali. Il capitalismo parassitario tende a ridurre il welfare nei paesi che l’hanno e a impedire che forme di tutela si instaurino dove non ci sono. Questo significa pochi ricchissimi e molti poverissimi. Già oggi si parla di otto individui che hanno l’80% del capitale mondiale

Ma la storia non finisce qui.

Non è pensabile che miliardi di sfruttati a lungo sopportino questa condizione di ingiustizia che l’istruzione  e appunto la globalizzazione delle comunicazioni svela sempre più. Ci saranno rivoluzioni e rovesciamenti. Lotta di classe mondiale. Distribuzione della ricchezza.

La rivoluzione francese del 1789 ha visto l’insorgere della borghesia produttiva contro l’aristocrazia parassitaria che viveva nei castelli e a corte senza pagare imposte e è finita come sappiamo. È venuta poi la restaurazione ma il mondo non è stato più come prima. Il seme della rivoluzione ha cambiato le classi sociali e i rapporti economici.

La rivoluzione russa del 1917 è nata da un proletariato affamato e da un esercito stremato dalla guerra contro una corte zarista imbelle e incapace di riforme e l’ha spazzata via. Dopo il comunismo (che pure ha realizzato un certo livellamento delle classi e un’economia non solo rurale – l’industrializzazione) che è poi precipitato nella dittatura. Ma anche quella è finita e il processo non è ancora esaurito.

La lettura della storia oggi (a un livello di consapevolezza sociale mai avuto nella società nel passato) ci dice che o quei pochi ricchi, se prevarrà l’intelligenza, useranno il loro capitale per creare progresso e lavoro  e partecipazione oppure la rivolta delle classi subalterne li sconfiggerà.  La prima ipotesi  è difficile, la seconda probabile.

Un’ultima notazione critica: a monte del discorso c’è la concezione occidentale della proprietà privata come inalienabile che non può continuare così. Se ammettiamo che – al limite – un solo individuo possa possedere tutti i beni della terra (possibile secondo la concezione inalienabile) blocchiamo ogni possibile progresso. E’ quindi necessario che si ponga un limite (ed ecco l’intervento degli Stati) al possesso infinito di beni. Deve essere stabilito un limite alla proprietà non investita in imprenditoria che genera lavoro, cioè parassitaria. Com’è stato per il latifondo. E questo può avvenire solo con la leva fiscale e con misure restrittive ai paradisi fiscali, veri ostacoli oggi all’uso corretto del capitale. Un’economia sfrenatamente libera, senza l’intervento moderatore degli Stati, genera solo povertà. Che piaccia o non piaccia.

Amoproust, 5 febbraio 2017



venerdì 3 febbraio 2017

Benedetta tecnologia

Benedetta tecnologia

Devo andare in treno a Milano perché mi sono stancato delle ore di guida in auto, corredate da code e imprevisti. Così accetto l’invito a servirsi dei mezzi pubblici. Parcheggio alla stazione di Somma Lombardo (parcheggio che mi hanno detto comodissimo, ma non è proprio così), trovo posto, sotto un’incipiente nevicata. Novità (non recente ma novità per me che non prendo il treno da un secolo): non c’è più la biglietteria. Mi dice un giovane in attesa, gentilissimo: vendono i biglietti al bar di fianco alla stazione oppure li deve comprare su Internet (in tutto 11 euro!). Esco (nevica forte) e vado a prendere i biglietti, rischiando di cadere sul terreno ghiacciato. I biglietti  vanno obliterati in stazione. Il treno passa al terzo binario. Nevica: sottopassaggio intasato da viaggiatori che aspettano l’arrivo del treno. Non c’è una pensilina, quindi tutti “sotto”, sui gradini in un pigia pigia da carro merci. Arriva il convoglio (piuttosto bruttotto e sporco) e trovo due posti, per me e Donatella. Caldo cane. Potevo non comprare i biglietti, non passa nessun controllore. Faccio questo pensiero e mi vergogno. Ma la tecnologia alla fine premia i ladri?

Insomma: la stazione non esiste praticamente più, è solo una casa abbandonata nel Far West “Lombardland”.  Non c’è pensilina, non c’è capostazione, non c’è una guardia. Tutto automatizzato. E se capita qualcosa di insolito? Dio provvederà. I ragazzi e gli extracomunitari che viaggiano con noi hanno l’aria stremata di cani bastonati. Sono studenti e poveracci, habitués di questi “servizi pubblici”. Come i pendolari che ci hanno preceduti nelle ore del mattino. Qualcuno di loro potrebbe utilmente occupare i posti di bigliettaio, capostazione, capotreno, guardia.  Con la disoccupazione che c’è…

I caselli autostradali sono “non presidiati” in gran parte nelle uscite - chiamiamole così - di minore importanza: se non hai il Telepass o la viacard o moneta pronta sei fregato, non  passi. Un casellante? No. Aiuterebbe l’occupazione. 

L’autostrada Pedemontana (presidente Antonio Di Pietro) non ha neppure i caselli. Sei fotografato e registrato da telecamere. Solo che (piccolo particolare) devi registrarti su Internet o avere il Telepass. Altrimenti ti arriva  a casa la fattura e la multa. Il sistema costa più o meno di qualche posto di lavoro? Certamente, dato l’afflusso scarsissimo di traffico su quella tratta (breve per ora)  non si è ancora ripagato. Ma non ha dato lavoro se non a qualche softwarista precario. A parte i cantieri infiniti su cui i soliti marpioni si sono arricchiti.

Altri esempi di tecnologia bruta che frega posti di lavoro? I call center elefantiaci all’estero per cui parli con qualcuno che conosce poco la tua lingua e non capisce il tuo problema. Se ne  servono tutti per risparmiare delocalizzando in Romania, Bulgaria, mi dicono anche Cina: provider telefonici, banche, assicurazioni, società di marketing.  Disservizio e in Italia c’è disoccupazione.

La gestione di tutto è già oggi automatizzata e spersonalizzata. Ci aspettano le commesse robot e i droni al posto dei pony delle consegne. Le auto che vanno da sole e i taxi aerei auto pilotati. Come nelle fabbriche dove i robot hanno sostituito gli operai della catena di montaggio. Qualcuno dirà: ma bisogna costruirli i robot. Ma niente vieta che robot costruiscano robot in una catena infinita di causa-effetto che ricorda il ricorso a un Dio creatore per spiegare l’Universo. Ci sarà un giorno un Dio robot che si autoprogetterà e progetterà i progettisti dei progetti? E il lavoro della gente? Ci sarà una disumanizzazione totale?

Vai dal medico? Non ti guarda più in faccia. Deve fare tutto sul computer: annotazioni cliniche, prescrizioni, ricette, impegnative. Il sistema è complicatissimo: ogni impegnativa o ricetta deve essere registrata dal sistema centrale prima di essere sottoscritta. Codici a barre e codici informatici. Il medico strabuzza stravolto gli occhi sul suo PC, si arrabbia perché è lento e il sistema disfunziona. Si dimentica che tu esisti. Si ricorda solo che c’è una coda infinita nell’ambulatorio e che prima di sera dovrà ripetere infinite volte operazioni detestate e prescritte dal sistema sanitario. Quant’era bello auscultare i toraci dei pazienti e picchiettare la loro pancia! Ma non lo sa fare più! Oh la bellezza di provare la pressione, di far denudare le donne per verificare i noduli al seno!!

Dal farmacista si ripete la storia: ho contato otto letture  di codici per ogni ricetta. Codici  del farmaco, dell’assistito, della farmacia, del medico. Alla fine la farmacista scrive a mano un numero su ogni ricetta. Perché?

Al contrario la povera gente non si è minimamente evoluta: ha paura della tecnologia. I pensionati ritirano in contanti la pensione alle poste e la spendono al super nei primi giorni del mese, tenendo il rimanente dei contanti in casa. Non si fidano né dei depositi postali o bancari, né delle carte di credito e dei bancomat. Prelevare i soldi in mezzo alla strada? Mai. Peccato che i furti e le truffe nelle case aumentano costantemente. Conosco un ricco pensionato che ritira dalla banca 4999 euro al mese, per non incorrere nelle disposizioni antiriciclaggio e non servirsi della moneta elettronica. E se glieli fregano a domicilio? Basta che i ladri conoscano la sua abitudine rituale.

Quindi c’è una tecnologia che dovrebbe aiutare a vivere meglio e di fatto fa crescere la disoccupazione e i disagi.  E c’è una tecnologia che di fatto aiuta e di cui la gente non si fida. In Italia l’uso del contante è spropositato. Da una parte sfiducia e dall’altra evasione fiscale. Perché il contante è al portatore e non lascia traccia. Ma è ormai un mezzo di scambio del passato.

Ci vorrebbe moderazione da parte di chi usa la tecnologia solo per risparmiare e arricchirsi e dovrebbe invece pensare al “servizio” che è fatto anche di umanità e relazione. Ci vorrebbe poi educazione del pubblico all’uso della buona tecnologia che offre sicurezza e modernità. Lo Stato, la gestione pubblica, l’istruzione dovrebbe occuparsi di mediare tra il popolo e gli strumenti di comunicazione e di gestione. Educare con la parola  e non solo con i social network che in gran parte diseducano.

E il lavoro? Al tempo della prima rivoluzione  industriale i seguaci di Ludd distruggevano le macchine perché, secondo loro, portavano via lavoro ai poveracci. Sbagliavano essendo nel giusto: perché è vero ma le macchine e l’automazione tolgono lavoro manuale ma creano altri tipi di lavoro intellettuale per cui occorre istruzione e formazione. Questa serve.

Dobbiamo alla fine capire che esiste un limite all’automazione e alla tecnicità. E questo limite è insito nella necessità della relazione umana e della gestione personalizzata dei rapporti. Non è insito nelle potenzialità della tecnologia che sono imprevedibili  ma sicuramente non finite. Perché un cameriere robot e un cuoco robot potrebbero offrirmi un’ottima cena, ma non il calore e la vicinanza e il sorriso di un essere umano, uomo o donna che sia. Anche lo sgarbo e la scorrettezza di cui lamentarmi, perché no?


Amoproust, 3 febbraio 2017.

venerdì 27 gennaio 2017

Aspettando Godot 2

In attesa perenne (aspettando Godot… o il deserto dei tartari?) seconda puntata

Come volevasi dimostrare. La Consulta ha espresso il suo parere e ha detto (pro forma dovuta) che ciò che rimane nell’Italicum è sufficiente per andare  a votare. Ma non è vero perché rimangono le difformità tra Camera e  Senato e i cittadini sono “derubati” del loro diritto a scegliere i loro rappresentanti.

Toccherebbe al Parlamento darsi una mossa e mettere in piedi una legge elettorale decente che garantisca tre cose: il rispetto del popolo sovrano,  la rappresentanza e la governabilità (vera).

Nessuna forza politica ha in Parlamento la maggioranza utile a approvare una legge importante come la legge elettorale. E poi è bene (ce lo diciamo da anni) che tale tipo di legge abbia un largo consenso. Sembra invece che il Parlamento incapace o pigro o arroccato voglia lasciar la prerogativa di fare le leggi alla Consulta o alla Magistratura. Stravolgimento. Così si aspetta la sentenza  nel suo articolato. Si aspetta come sempre.

E’ una situazione paradossale. Come uscirne senza andare  a votare con due leggi zoppe e un esito di totale ingovernabilità nessuno lo sa. Mi vien voglia di dire “Precettiamo i deputati e i senatori. Non escano dalle loro aule senza una legge adeguata e che corrisponda  ai requisiti come sopra”. Chi lo può fare? Credo nessuno. Il Quirinale potrebbe emanare un forte invito sotto forma di moral suasion, nulla di più.

Il buon senso (ma è ormai una merce rara) vorrebbe che si assuma con una disposizione di un solo articolo la legge elettorale del passato  che ha dato storicamente il miglior risultato (sempre tenendo presenti i tre principi di cui sopra): i partiti comincerebbero a litigare sul maggioritario, il proporzionale  secco, quello temperato da una forma di premio di maggioranza, Consultellum, Porcellum, Italicum, Mattarellum, Legalicum (ultimo nato. Auguri!) e via via… Perché nessuno, dico nessuno, tra i partiti esistenti ha il senso dello Stato e della necessità di rispettare la sovranità popolare. Ognuno tira l’acqua al suo mulino, o meglio pensa solo e soltanto ai suoi interessi di parte. Partiti come partigianerie.

I cittadini hanno tutte le ragioni per indignarsi contro la casta. Ma la democrazia esige il voto rispettoso dei diritti. L’alternativa è la rivoluzione o l’uomo forte che faccia la sua rivoluzione, sempre per i suoi interessi. Siamo messi male.

Non è pessimismo – diceva quel tale – è realismo.


Amoproust, 27 gennaio 2017.  Giorno della memoria.

martedì 24 gennaio 2017

Aspettando Godot

In attesa perenne (aspettando Godot… o il deserto dei tartari?)

Oggi siamo in attesa della sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum (sembra il nome di un treno…). Ieri eravamo in attesa dell’esito del referendum. Gli italiani sono in perenne attesa e intanto che si fa?

La naturale scadenza della legislatura è tra un anno. Poco più. A che servirebbe cambiare ancora Governo? Mi diceva un amico che Angela Merkel, imperitura cancelliera germanica, ha conosciuto cinque presidenti del consiglio italiani: Berlusconi, Monti, Letta, Renzi  e adesso Gentiloni. Il nostro motto sembra essere “instabilità”!.

L’Italia è un sacco pieno di emergenze: terremoto, neve dove non la si aspettava, dissesto idrogeologico, corruzione, disoccupazione, malavita congenita. Cambiare semplicemente Governo serve solo a dilazionare i problemi, non a risolverli. Poi abbiamo come Presidente del Consiglio una persona pacata, che sa il fatto suo, che sembra muoversi bene. Dicono che sia un governo Renzi mascherato, ma a vedere le due prospettive molto diverse (Gentiloni intenzionato ad andare avanti, Matteo che preme per il voto) si direbbe di no.

Qualsiasi cosa succeda con l’Italicum, una legge elettorale dovrà essere formulata e approvata. Tempo, ci vuole tempo, perché la gatta frettolosa fa i gattini ciechi. Il PD rischia, andando al voto, di avere come successore Grillo o, peggio ancora, Salvini. Non interessa la fine del PD, interessa il Paese. C’è un’alternativa seria che non sia lo sfascio, l’avventura, l’ulteriore disastro?

Tutti dicono che il Parlamento non ha alcuna intenzione di andare al voto per via della pensione dei deputati (a ottobre scade il termine per averne diritto). Ok. Meglio così – in fin dei conti hanno lavorato cinque anni – piuttosto che un falso rinnovamento, una nuova illusione.

Di persone capaci ne abbiamo. Nell’attuale squadra di Governo ci sono. Insieme a persone che bisognerebbe mandare a casa. Magari un rimpastino che dia brillantezza al tutto.

Aspettando Godot…


Amoproust, 24 gennaio 2017.

martedì 20 dicembre 2016

Renzi rilancia

Il rilancio di Renzi

I sindaci passano, gli apparati restano. Questo è il vero commento per la vicenda Raggi. Le migliori intenzioni sono destinate a infrangersi contro la cortina fumogena delle Amministrazioni corrotte fino al midollo. Gli errori e le ingenuità, nonché gli antidirivieni dell’ormai più chiacchierata sindaco (non mi piace sindaca) d’Italia non si contano. Ma procederebbe con il vento in poppa se l’apparato fosse stato pronto  a raccogliere le sue indicazioni politiche e a farle proprie. Poi si è messo di mezzo il Movimento e Grillo e Casaleggio. Ma che c’entrano, soprattutto quest’ultimo? Chi lo ha eletto? Ha vinto anche lui un concorso? Allora zitti e fuori dai piedi!

Il caso Sala (mentre scrivo può darsi che ci siano gli ultimi sviluppi) non è equiparabile. Sala è vittima-forse colpevole della fretta e di una burocrazia pazzesca. Gli appalti al massimo ribasso sono un’idiozia e obbligano le Amministrazioni a accettare condizioni che poi si rivelano impossibili da mantenere con i conseguenti aumenti in corso d’opera. Deja vu fino alla nausea. Già visto, sempre così. Del Rio ha detto che si cambia sistema, speriamo. Sala ha firmato quel che non doveva firmare perché l’Expo doveva partire  a tutti i costi. Ha retrodatato alcuni verbali? Per fare in fretta, non ripensarci. Spero che non si sia messo in tasca del denaro, non voglio crederci. Ma lui non è un politico calato nell’apparato. Lui è un uomo di apparato. Un po’ più di attenzione, please.

Renzi ha rilanciato il Mattarellum. Finalmente una cosa sensata, una grande opportunità. Un sistema elettorale equo e che garantisce partecipazione di tutti e governabilità (entro certi limiti, s’intende). Già pronto, servito in tavola, sperimentato. Poi tocca all’intelligenza dei cittadini. Un sospiro di sollievo dopo il Porcellum, il Consultellum e l’Italicum (morto prima di nascere). Ovvio che alcuni non ci stiano. Ma è così da sempre, per tutto. Una riforma condivisa da tutti è impensabile. Soprattutto se prevede il ritorno al vecchio proporzionale con le conseguenze di ingovernabilità e inciuci inevitabili. La sinistra del PD esce dall’aula. Ma perché?


Amoproust, 20 dicembre 2016.

martedì 13 dicembre 2016

nuovo governo

Nuovo governo…

Il referendum è alle spalle e sarebbe inutile recriminare, stracciarsi le vesti e guardare indietro. Il responso  delle urne è stato chiarissimo e così anche l’”intenzione” vera che ha guidato il voto: mandare  a casa Renzi. 
Esito logico con l’ammucchiata che ha visto accomunati nel “no” estrema sinistra e estrema destra, nonché forze antisistema. Il quesito del referendum ignorato dai più, come si può constatare dialogando con i cittadini che hanno votato contro Renzi.
“Perché cosa succede?”è la domanda comune, la FAQ, si direbbe in linguaggio informatico.

Ogni riforma costituzionale, compreso il bicameralismo perfetto bloccata, chissà ancora per quanto tempo. Il caos Governo Regioni causato dalla riforma del titolo V fatta dal centro sinistra nel 2001 (purtroppo) continuerà imperterrito.

Ora Renzi giustamente si è dimesso. Ma le Istituzioni sembrano non avere capito a fondo il messaggio dei cittadini che hanno votato “no”. 
Dicendo “no” a Renzi si è invocato un cambio di passo in economia, sulle riforme per il lavoro, sulla crisi in generale, sulle emergenze territoriali. Cioè il messaggio è stato: “Pensate un po’ di più ai nostri problemi, un po’ meno alle vostre poltrone”. Messaggio che si è servito del no, impropriamente.

La riproposizione di un governo semifotocopia ha due significati: si continua come prima (senza significativi cambi di rotta) e sarà per poco: qualche mese e non di più, giusto il tempo per fare la riforma elettorale, gestire gli incontri internazionali e andare  a votare. Riforma elettorale necessaria per evitare clamorosi pasticci e ingovernabilità.

Quindi ancora attesa e lungaggini per l’attacco deciso ai sempiterni problemi dei cittadini.

Gentiloni è un galantuomo, si spera che abbia una modalità di relazione con il Parlamento e con i cittadini più cortese e garbata e nel merito dei problemi. Speriamo.

Poi certe scelte ministeriali sono, a dir poco, discutibili.
Perché Alfano agli esteri? Non ha alcuna competenza e la situazione internazionale esige invece decisioni, lungimiranza e esperienza. Poltrona data solo per  completare il cursus honorum del Soggetto.

Perché Maria Elena Boschi giubilata, promossa? E’ la grande sconfitta dall’ esito del referendum, da lei si esigeva un passo indietro come ha fatto Renzi. Il posto di sottosegretario a Palazzo Chigi è delicatissimo, non era il caso di cambiare. La Boschi (un’altra!) non ha esperienza in merito.

Perché solo la Giannini punita con l’esclusione? Certo l’istruzione è una casella importante, ma l’insuccesso della “buona scuola” è solo della Giannini? E cosa potrà fare la Fedeli in pochi mesi? E non c’era nessun altro (tipo Poletti) da mettere da parte?

Insomma o Gentiloni e il Presidente della Repubblica hanno avuto solo fretta (un po’ a ragione) e hanno fotocopiato per mandare un messaggio: “dura minga, non può durare!”

Alla prossima dunque, dopo le elezioni.


Amoproust, 13 dicembre 2016

sabato 3 dicembre 2016

Un paese spaccato

Un paese spaccato

Domani si vota per il referendum. Un sospiro di sollievo per la fine di questa oltraggiosa  e vergognosa campagna elettorale. Oltraggiosa per la democrazia in sé  e per la dignità del paese.

Sono volati insulti e minacce, bugie incredibili e supposizioni balorde. Previsti disastri da tutte le parti, sia che vinca il sì, sia che vinca il no.

Non una semplice consultazione referendaria ma una vera guerra civile a parole. Sia chiaro che ciascun cittadino può scegliere come meglio crede, ma nessuno è legittimato  a prevedere e augurarsi disastri se vince la parte avversa.

L’invito a calmare le acque è venuto da più parti, soprattutto dal Presidente della Repubblica.

Ma purtroppo il “calore incendiario” rimarrà anche dopo. E’ facile profezia.

Se vincerà il sì, i sostenitori del no grideranno ai brogli elettorali e faranno denunce  e querele, manifestazioni e proteste. E bisognerà riformare la legge elettorale.

Se vincerà il no, comincerà una lunga serie di dimissioni, consultazioni, tentativi di formare governi e forse elezioni anticipate  per le quali serve una legge elettorale che contempli almeno anche il Senato. Un periodo di turbamento nella miglior ipotesi.

C’è solo da augurarsi che le parti politiche e i cittadini accettino di buon grado il responso delle urne. Si calmino gli animi e si ricominci a vivere una vita politica dignitosa.

Inutile distribuire patenti di “colpa”. Un paese spaccato e diviso non serve a nessuno, è solo foriero di eventi peggiori.

Buon voto.


Amoproust 3 dicembre 2016