martedì 15 novembre 2016

e-commerce

E-commerce

L’e-commerce è un’altra di quelle formule “magiche” che definiscono la modernità tecnologica. Non vorrei sembrare reazionario ma io ho le mie perplessità. E vi spiego il perché.

Certo, è di una comodità sconcertante. Vai su Internet, esplori i siti di vendite (Amazon p.e.), trovi un prodotto che ti piace, fai pochi clic e lo comperi. Con la carta di credito o con Paypal. Non ti muovi da casa tua, in vestaglia e pantofole. Qualche giorno dopo ti arriva il plico con il prodotto. Velocissimo. Amazon prime promette in un giorno.

Ma pochi pensano a cosa c’è dietro: colossali magazzini dove giovani spesso al primo lavoro (si prende ciò che si trova) registrano gli acquisti, movimentano le merci, le impacchettano, le dirigono agli spedizionieri, le caricano e via al destinatario. Moderni operai: una vera catena di montaggio logorante, un nuovo schiavismo. Retribuzioni da fame, spesso a cottimo: chi più fa (pacchetti – movimentazioni, imbustamenti) più guadagna. Un  tanto a lavorazione. Facchinaggio, carrelli, pacchi, scaffali, ritmi insensati. Stakanov insegna.

Nessuna vera tutela, precarietà assoluta, licenziamenti facili. Una fabbrica senza sindacati.

E poi? Camion e furgoni che girano per il territorio a consegnare. Sempre in fretta, sempre senza respiro.

Internet, la rete doveva semplificare la vita e andare verso il disinquinamento del pianeta. E’ esattamente l’opposto con l’e-commerce.

Non discuto che certe categorie di persone abbiano bisogno della consegna a domicilio  e certi beni siano rintracciabili solo on-line. Ma se uno ha le gambe e la voglia di uscire di casa va  in centro, gira per i negozi, guarda le vetrine. Trova ciò che gli piace, lo acquista. Queste abitudini possono aiutare a rivitalizzare i centri cittadini, alcune volte degradati  a favore di enormi centri commerciali.

Volete aiutare la società? Alzatevi dalla sedia  e muovetevi. Limitate l’e-commerce allo stretto necessario. I giovani possono trovare lavoro come commessi e vetrinisti e commercianti. Non saranno più schiavi di un enorme magazzino.

Poi ingiuriatemi come codino e retrogrado. Ci sto.

Amoproust, 15 novembre 2016


giovedì 10 novembre 2016

la vittoria di Trump

Trump ha vinto

Le elezioni presidenziali in America. 

Trump ha vinto. Non nei numeri perché in termini di popolazione Hillary ha avuto più voti, ma per il perverso sistema americano per cui, negli Stati, chi vince anche per un solo voto, si prende tutti i grandi elettori. Una vittoria politica, di sistema,  che dovrebbe essere amara  e far riflettere un uomo che si definisce antisistema, anti  establishement. Non ha il consenso popolare se non per il 50%. 

Ma intendiamoci! Mai vedremo fare ragionamenti di questo tipo. In America il sistema è sacro anche per chi è political incorrect. Trump si è affrettato  a fare dichiarazioni concilianti, dopo una campagna elettorale “armata”, corredata di promesse “rivoluzionarie” oltre che di insulti e diffamazioni.  

L’uomo Trump è imprevedibile e ciò continua  a renderlo pericoloso  e disponibile a qualsiasi avventura purché nella direzione voluta dalla middle class dei wasp, i maschi bianchi protestanti e lontani da ogni vera “intellettualità”. Il culturame (direbbe Scelba)  che questi ultras americani disprezzano in nome del vecchio sogno americano maschio, bianco e puritano. Quella razza bianca americana così viva e forte negli Stati rurali e discendenti nostalgici dell’individualismo  e del farsi giustizia da sé, intollerante di regole restrittive, viva il Far West. 

Ha vinto lo spirito dei John Waine e dei Clint Eastwood. Senso di predominio, paura del diverso, uso della forza delle armi, negazione della democrazia come dialogo, steccati, disprezzo della cultura, supremazia sulla donna: queste le caratteristiche di Trump e del suo popolo. L’ho già detto e lo sanno tutti.

Cos’è in gioco per cui il mondo è cambiato dopo Obama? 

E’ in gioco l’ambiente, Trump farà carta straccia degli accordi di Parigi, troppo frettolosamente esaltati come la soluzione del problema. E’ in gioco la pace: Trump ama l’uso della forza delle armi e questa logica ha conseguenze nefaste, soprattutto se, all’orizzonte, si staglia una perversa e inedita alleanza con la Russia di Putin. 
E’ in gioco la pace intrarazziale, che potrebbe, se le minoranze etniche fossero di nuovo ridotte all’emarginazione, scatenare una vera guerra civile. 
E’ in gioco la relazione pacifica con l’Europa che vede di fronte a sé non più un sicuro alleato, ma un interlocutore difficile e pronto all’appoggio di forze disgregatrici. Non per nulla hanno esultato Orban, Erdogan, Le Pen e Salvini, nonché, ahimé, il mi(se)rabile   Grillo. Pronto  a sfruttare qualsiasi vaffa.

Ma l’America non è compatta dietro Trump. Forse è quello che lui vorrebbe e che si è augurato nel discorso postelettorale. 

Il popolo americano è di fatto spaccato in due: da una parte la minoranza dei maschi bianchi conservatori e una middle class dimenticata e impoverita cui si sono aggregate minoranze rabbiose per la loro condizione sociale e le lobbies delle armi e del big oil. Questa minoranza oggi ha il petto gonfio per la vittoria, e, forse, sotto sotto risogna la segregazione e l’apartheid (che bello avere la moglie ai fornelli e i domestici negri in giardino e nella casa a tenere in ordine a costo quasi zero!). Dall’altra la minoranza colta dell’intellighenzia delle Università e della cultura cui è pronto ad aggregarsi  l’establishement economico finanziario che non alcun interesse a vedere il paese spaccato in due  e impoverito. 

Questa minoranza, se Trump dovesse procedere come un carro armato nelle sue controriforme (in campo sanitario, ambientale, pacifista) esprimerà il dissenso nei modi più forti possibile. Aspettiamoci una stagione di manifestazioni, scontri, marce degli ecologisti, dei movimenti delle donne e delle minoranze etniche. 

Trump non potrà spegnere l’incendio del dissenso con i sistemi di Erdogan (anche se forse gli piacerebbe) perché semplicemente gli Stati Uniti non sono la Turchia, ma lo Stato democratico più longevo del pianeta. Non potrà in alcun modo.

Per questo, come ha detto Obama con un intelligente retropensiero “il sole sorgerà ancora”. Molto presto. Spesso la vittoria degli ultra conservatori antisistema serve ad aprire gli occhi ad una nazione intera, forse al mondo occidentale intero.

La speranza non è morta.

Amoproust 11 novembre 2016



giovedì 3 novembre 2016

Le elezioni americane

Trump e Hillary

Noi siamo turbati e quasi paralizzati dal disastro immane che ha colpito il nostro già povero Paese e ciò ci rende distratti nei confronti di altri eventi di portata universale.

Le elezioni presidenziali in America. Trump in forte ripresa: un uomo che molti definiscono “pericoloso”, rappresentante di quella razza bianca americana così viva e forte negli Stati rurali e poco “intellettuali” degli USA. Senso di predominio, paura del diverso, uso della forza anche delle armi, negazione della democrazia come dialogo, steccati, disprezzo della cultura, supremazia sulla donna: queste le caratteristiche di Trump e del suo popolo. Assai poco rassicuranti per il mondo, se dovesse vincere.  La pace che già non c’è in pericolo come non mai. 

La controparte Hillary non è poi il meglio che l’America democratica potesse esprimere e non stiamo a dilungarci sul perché. Tra i due è il candidato più rassicurante e ci auguriamo che vinca. Ma non è finita.

Il sistema americano, in più parti perverso, oltre a consentire di arrivare alla corsa per la Presidenza solo a chi possiede mezzi enormi (ed è quindi di fatto una plutocrazia), permette maggioranze diverse per la Camera e il Senato per cui è possibile una Camera repubblicana e un Senato democratico oppure tutte le combinazioni possibili. E’ chiaro che una vera governabilità dello Stato e della politica estera è possibile solo con una forte coesione politica  a livello di organi decisionali. Questo non è avvenuto per Obama che avrebbe potuto realizzare molto di più del suo programma se non fosse stato ostacolato dall’opposizione della Camera.

Hillary, se eletta, corre rischi molto più alti. Non solo i repubblicani si concentreranno sull’elezione dei loro rappresentanti al Senato e alla Camera per creare appunto una situazione di conflitto e di stallo (la classica stanga tra le ruote) ma Hillary sarà perseguitata dalle accuse e dagli impedimenti. Le sarà impedito di eleggere membri della Corte suprema (il Senato può bocciare le decisioni presidenziali). Le lezioni di mid-term possono creare situazioni di paralisi. Hillary sarà resa impotente.

Questo è il risultato di un sistema perverso, pensato per avere contrappesi ma, in caso di odio fra le parti e demagogie irrazionali, destinato a creare le promesse per una totale ingovernabilità. E ciò per la potenza più grande del mondo è un dato impressionante. Putin ridacchia e il premier cinese si sfrega le mani soddisfatto.

Tenendo conto poi del dato che in America votano solo il 30% dei cittadini aventi diritto, ci possiamo chiedere che fine ha fatto o farà quella che fu chiamata la più grande democrazia del mondo.

Le democrazie sono in crisi un po’ ovunque e dilagano populismi e  regimi autoritari, anche in Europa. Il panorama è desolante. L’Italia ancora si salva (in un contesto di tensioni non indifferenti). 

Monito anche per non dimenticare che rappresentatività e governabilità sono due assi dello Stato democratico da salvaguardare attentamente per non “perdersi”.


Amoproust 3 novembre 2016

lunedì 17 ottobre 2016

Leggere documentarsi riflettere

Leggere, documentarsi, riflettere

Per chi vuol andare votare al referendum con consapevolezza e coscienza e non sull’onda emotiva dei talk show televisivi e nemmeno della simpatia – antipatia per i vari protagonisti della politica, è indispensabile una lettura attenta di articolo per articolo della nuova riforma Renzi-Boschi. E un confronto sereno non pregiudiziale con gli articoli attuali.

Le mie simpatie – antipatie verso i vari personaggi si distribuiscono equamente sia nel campo del sì sia nel campo del no. Non voglio scegliere seguendo un criterio di pancia. Vorrei scegliere, com’è giusto, razionalmente, per quanto è possibile con la mia testa, dopo essermi documentato. E’ difficile ma tutti gli elettori dovrebbero tentare questa strada.

Trovo che in ciascuno dei due campi si sparino grossolane panzane, esagerazioni, fosche previsioni.

Vediamone alcune:
  •   “la riforma fa scempio della Costituzione” – enormità inesistente. I principi fondamentali (titolo I – parte prima) non vengono toccati.
  •  "la riforma è un primo passo verso un regime autoritario” – ma dove  e perché? Io non ho trovato questi germogli nefasti
  •  "la riforma toglie potere al Parlamento e accentua il potere dell’esecutivo” – in parte è vero ma snellisce la governabilità e il processo di formazione delle leggi, non introduce il premiariato, come viene detto da più parti.
  •  "con la riforma del titolo V il contenzioso tra Stato e Regioni aumenterà a dismisura. Certo se le Regioni saranno riottose ad accettare le regole comuni.
  •  “si attua un risparmio di spesa” : grossolana bugia. Il risparmio è molto limitato e non tale da farne un atout della Riforma
  •    “si diminuiscono le poltrone”:   come sopra. Poche.
  •    “se vince il no, precipiteremo nel caos” – semplicemente si apriranno problemi risolvibili, ma tutto rimarrà come prima (siamo sopravvissuti finora?)

Trovo  che la riforma abbia pregi indubbi:
·   
   - introduce un bicameralismo con competenze ben distinte tra Camera (unica a    legiferare e a dare la fiducia) e Senato delle autonomie.  E’ questo il baricentro  della riforma ed è importante, dopo anni che si parlava male del nostro bicameralismo perfetto. Allinea l’Italia alle democrazie occidentali – finalmente!
·       
    - snellisce il processo legislativo pur mantenendo garanzie di controllo.
·       
    - introduce l’obbligo dei parlamentari di partecipare alle sedute del Parlamento e  delle Commissioni – insomma no all’assenteismo (finalmente!). Speriamo che  vengano introdotte serie sanzioni a chi  non  rispetta la regola.

·       -  introduce la parola “trasparenza” in molti punti. Ottimo.
·       - divide le competenze dello Stato Centrale da quelle degli enti locali (Regioni e   Comuni) a favore di una maggior uniformità e centralizzazione. Corregge le  storture di un Federalismo zoppo. Ovviamente non tutti, soprattutto nelle  Regioni più riottose e autonomiste, possono essere d’accordo. Ma che scuola,  sanità, ambiente, energia, cultura debbano essere regolate dallo Stato e non  lasciate al ghiribizzo (spesso velleitario) degli organi regionali mi pare giusto.    Inizialmente ci sarà un po’ di confusione  e di contenzioso, ma è inevitabile  quando si cambiano le regole.

·       - abolisce le Province. Dubbio vantaggio in quanto rimangono le competenze da  mantenere e distribuire. L’importante è che queste vengano attribuite ai  Comuni, alle Regioni e alle Città metropolitane con un processo chiaro e  funzionale.
·       
-   - stabilisce nuove maggioranze per l’elezione del Presidente della Repubblica.  Non capisco se sia un bene o un male. Potrebbe protrarre all’infinito un’elezione  incerta, dibattuta.
·       
     - Abolisce il CNEL. Nessuno ne sentirà la mancanza.

Per ora – quindi – soggettivamente non ho constatato nella Riforma rischi e problemi tali da far temere per la nostra democrazia formale. La democrazia reale è minacciata da ben altri gravi problemi (corruzione, clientelismo, antipolitica, populismo, criminalità organizzata). Solo provo rammarico per alcune lacune e storture che potevano essere evitate:
·
     - perché sottrarre ai cittadini il diritto di eleggere i Senatori?  Perché fare del Senato una specie di succursale delle Regioni e dei Comuni? Se è il Senato delle autonomie e delle istituzioni locali, non occorreva distinguere controllore e controllato? Oltre il resto è un Senato cangiante in continuazione, soggetto ai cicli elettorali locali. Non bene. Per me il Senato deve continuare a essere la Camera Alta: così non lo è.
·       
   - perché, visto che la riforma ha l’obiettivo di diminuire poltrone e spese della politica, non diminuire anche il numero dei deputati?

    - perché non limitare la quasi totale autonomia delle Regioni a Statuto speciale, fonte di sperpero, privilegi e sprechi?

In una cosa i contestatori a sinistra della Riforma hanno ragione. Il Senato è formato da persone non elette dal popolo o elette indirettamente. Quindi occorre una legge elettorale che garantisca un numero di deputati eletto dai cittadini (non nominati) tale da ripristinare la sovranità popolare che altrimenti sarebbe non poco calpestata.

Quindi per me (e non solo) il problema è la legge elettorale (strettamente legata e complementare alla Riforma costituzionale). I politici dicono “combinato disposto”: meglio se si spiegassero altrimenti gli elettori che capiscono?

Non si può decidere cosa votare finché questo nodo non sarà sciolto o subito o con stringente programmazione. 

Alla prossima puntata, augurandoci che la sarabanda furiosa abbia termine e si cominci a ragionare come si dice “nel merito”.

Amoproust 17 ottobre 2016


martedì 4 ottobre 2016

Bergoglio progressista?

Bergoglio progressista o/e rivoluzionario?

Parlando di Francesco si sono sentiti spesso usare accenti, anche da parte di autorevoli commentatori laici (p.e. Scalfari) piuttosto “pesanti “ e impegnativi, come gli aggettivi contenuti in questo titolo. Alla fine questo Papa riesce simpatico e alla mano, semplice, immediato. E’ portatore di una ventata nuova nella Chiesa, sia per il modo di comunicare, sia per l’accettazione universale soprattutto anche dei credenti di altre fedi (Dio è unico per tutti).

Ma chi si aspettava un Papa progressista anche in materia di morale sessuale e di famiglia si è semplicemente sbagliato. Qui sembra che la Chiesa non possa proprio cambiare, né dopo Freud, né dopo gli sconvolgimenti sociali del secolo scorso (femminismo, riconoscimento dell’omosessualità come diritto).

Due i sintomi/momenti in cui Papa Francesco si è scoperto al mondo. Il rilancio della demonizzazione dei rapporti prematrimoniali e della masturbazione (convegno dei giovani) e la ridefinizione della famiglia come un unicum basato sul matrimonio “sacro” tra uomo e donna, finalizzato alla procreazione (viaggio in Armenia e dintorni).

Per una mentalità laica questo è puro oscurantismo che ci riporta indietro di anni, secoli. Quale giovane oggi può accedere al matrimonio “puro” “ vergine” solo per fede religiosa? La masturbazione non è riconosciuta ormai universalmente dagli psicologi come tappa fondamentale della maturazione sessuale? E civilmente la diversità di famiglie eterogenee per sesso e forma di unione non è ritenuta una tappa di progresso?

Sta di fatto che, mentre in campo sociale la Chiesa può farsi portavoce dei poveri e degli esclusi, condannare la ricchezza fine a se stessa, invocare la cessazione di ogni conflitto come “offesa” a Dio e agli uomini, sembra che non possa, le sia impedito affrontare con modernità il tema della morale sessuale (che trascina con sé la famiglia, il tema del divorzio e di nuove unioni “diverse”).

Non può, a scapito della sua stessa esistenza. Non può anche a rischio di alienarsi folle di fedeli e di giovani. Non può perché sono intrinseci alla Chiesa la supremazia del maschio (sacerdoti solo uomini, esclusione delle donne), la sacralità del matrimonio (sacramento che permette il controllo sociale sulla crescita e l’educazione delle future generazioni), la sessuofobia e l’omofobia, come fondamenti della repressione degli istinti (dove si arriva se si permette all’emozione di prevalere sulla mente?). Per esigere la Fede la Chiesa deve richiedere sottomissione  e obbedienza e quale campo è banco di prova di “repressione” ascetica  se non il sesto comandamento?

Nei manuali di morale il “de sexto” ha avuto sempre una supertrattazione nei confronti degli altri precetti. Supertrattazione (pagine e pagine) che spingeva i moralisti a chiedersi se la donna commette peccato mortale mostrando le caviglie o affacciandosi alla finestra fomentando così i desideri dei maschi. Cose – direte – oggi del tutto superate, ma il principio, la radice sessuofobica e maschilista è rimasta, nel costume della Chiesa (le tonache dei preti – il voto di castità - l'esclusione delle donne come "impure" dagli altari) e nella ipocrisia dei comportamenti.

No, nemmeno papa Bergoglio è un “progressista” in campo di morale sessuale. Nessun papa, eletto da una comunità di maschi settuagenari e più, lo potrà mai essere. Chi nutre attese di questo tipo, se le scordi.  O, meglio, il giorno in cui la Chiesa dovesse allinearsi con la società civile anche in questo, sarà morta o non più distinguibile dalle altre comunità, confraternite, sette o massonerie in genere. La sessuofobia è una sua specificità identitaria.

L’altro giorno, vedendo in televisione l’incontro di Bergoglio con i patriarchi ortodossi, in quello scintillio di paramenti sacri, opulenza di copricapi e simboli di potere, brillio di ori e di icone sacre, ho pensato: “cosa c’è di innovazione e rivoluzione in tutto questo?”. Ho avuto un attimo di smarrimento ma poi mi sono detto che le parole non servono a nulla se non sono accompagnate da una profonda revisione dei costumi anche all’interno e non solo nella predicazione all’esterno.

Una società maschile (simile alla corporazione monastica del monte Athos) non ha nulla da dire al mondo moderno. Che non muove nessuna guerra al matrimonio (congiura evocata da papa Francesco), ma semplicemente si evolve. E si chiede se sia umano pretendere l’eternità dell’amore dentro una coppia dove l’amore non c’è più, dove regna l’indifferenza e talvolta l’odio.  Se sia umano reprimere la propria natura al punto da misconoscerla. Se sia meglio nascondere ipocritamente la realtà ai figli, piuttosto che far loro riconoscere che la vita scorre cambia, è un flusso di esperienze nuove che producono maturazione e crescita.

Papa Bergoglio è un grande uomo, un vero profeta per la pace e l’uguaglianza dei popoli, la giustizia, l’abolizione delle discriminazioni e  delle frontiere. Per questo ci inchiniamo alla sua grandezza e diversità.

Ma non aspettiamoci da lui l’impossibile. Non arriverà mai. Perché la Chiesa è “oltre” l’umano, è in se stessa sovrumana.

Amoproust, 4 ottobre 2016  - San Francesco



domenica 7 agosto 2016

Gli italiani... perplessi o diisinformati?



Gli italiani… perplessi o disinformati?

Agosto, ferie prolungate del Parlamento. Nella situazione attuale, con problemi che incombono da tutte le parti (economia, migrazione, terrorismo, riforme…) 40 giorni mi sembrano un po’ troppi. Quasi il Parlamento avesse rinunciato alla sua funzione “tanto c’è l’esecutivo… ci pensa Renzi.”  Brrr…

Ma prima di concederci alle vacanze (per molti cittadini meritate) occorre una riflessione non definitiva sull’appuntamento di novembre (referendum confermato). Non definitiva perché una scelta per il sì o per il no oggi appare estremamente prematura e pericolosa. Il perché è semplice: i mezzi di informazione non hanno ancora adeguatamente informato i cittadini nel “merito” del referendum (quali i contenuti su cui si andrà a votare) e il sì  e il no appaiono solo un grande plebiscito per il governo Renzi.  Renzi a Palazzo Chigi ancora fino al 1918 o Renzi a casa.  La responsabilità di questa situazione impropria e assurda è primariamente dello stesso Renzi che ha più volte proclamato “se vince il no vado a casa”, esprimendo così una specie di ricatto “dopo di me il diluvio o il deserto”. Non vero perché dopo Renzi, come succede in ogni repubblica, ci sarà un altro. Ma la responsabilità è anche delle varie e diverse opposizioni che hanno confermato la natura del no: “Renzi a casa”.
Ora tutto ciò – ripeto – è improprio e assurdo, paradossale. Il referendum non riguarda il governo Renzi ma la struttura istituzionale dello Stato, riforma parte della Costituzione  e lo fa “per sempre” (nel senso che ogni riforma in tal senso è laboriosa e comporta un processo lungo e faticoso). Quindi è importantissimo che i cittadini siano consapevoli di ciò che significa il “sì” e il “no”. Riassumiamo brevemente.

Se vince il sì:

  • cambia il Senato che perde le sue prerogative e la sua composizione attuale per assumere la forma di un’assemblea non eletta direttamente dai cittadini ma fatta da consiglieri regionali, sindaci e nominati da Presidente della Repubblica. Cento in tutto.
  • in questo modo si realizza un bicameralismo non perfetto, quasi un monocameralismo: la Camera, votata con regolari elezioni, approva o rifiuta le leggi, il Senato ha altre funzioni
Si riforma anche il titolo V della Costituzione, prevedendo un maggiore centralismo dello Stato e minori attribuzioni alle Regioni. In sintesi:

  • si modifica il quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica
  • è soppresso il CNL
  • le competenze delle regioni in varie materie vengono ristrette 
  • sono abolite le Province
  • si modifica l’elezione della Corte Costituzionale
Chi sostiene il sì?
  • il Governo e gran parte del PD
  • molti autorevoli commentatori politici
  • sulla base della constatazione che il cambiamento è necessario perché invocato da anni (soprattutto la soppressione del bicameralismo). 
Se vince il no:
  • Tutto rimane esattamente come prima. Il lavoro biennale di Camera e Senato con la doppia lettura e approvazione del testo della riforma è vanificato.
Chi sostiene il no:
  • La destra, la lega, i 5stelle e tutte le forze contrarie al governo non entrano nel merito. Dicono solo “Renzi a casa” e stop. Concorrono così alla disinformazione globale
  • La sinistra del PD (o parte di essa) minaccia il no se non si riforma contemporaneamente anche la legge elettorale. Il timore è di un numero elevatissimo di nominati e di uno strapotere dell’esecutivo. Propongono una riforma della legge elettorale in senso maggioritario, senza il ballottaggio finale.
  • gli unici che entrano veramente nel merito della riforma e che gridano alla “scostituzione”, parlano di snaturamento della carta, temono uno stato autoritario sono Zagrebelsky e tutta l’associazione “Libertà e giustizia”, nonché alcuni stimati costituzionalisti.
Quali le conseguenze pratiche del “sì” e del “no”?

Se vince il sì:
  • la riforma entra in vigore, Renzi romane in sella e la legislatura probabilmente non viene interrotta.
  • soprattutto finisce il bicameralismo perfetto. Cosa in sé positiva, auspicata da tempo e che ci mette in linea con gli Stati europei e mette fine al “ping-pong” delle leggi tra Camera e Senato
  • il Senato ha funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri Enti della repubblica. Non ha più funzione legislativa.
·  Sono reali e temibili i catastrofismi previsti da “Giustizia e Libertà”? (furto di democrazia, oligarchia al potere, abusi costituzionalizzati). Solo un’attenta verifica delle reali conseguenze può offrire una risposta. Temo che Zagrebelsky esageri. Ma mi astengo perché non voglio prevaricare.

Se vince il no:
  • Tutto rimane come prima (già detto)
  • Probabilmente Renzi darà le dimissioni, si aprirà una crisi di Governo (brutta cosa nella situazione attuale), un lungo periodo di instabilità e incertezza.
·   Se Mattarella sciogliesse le Camere, si andrebbe a votare con due leggi diverse: l’italicum (entrato in vigore da poco) per la Camera e la vecchia legge per il Senato (grande confusione e assurdità)
·  
   Nella situazione politica attuale (tripolarismo) è altamente probabile la vittoria dei 5stelle, a meno che i sondaggi dimostrino ancora una volta la loro scarsa credibilità.

Quindi è altamente desiderabile che il Parlamento affronti quanto prima il nodo della riforma elettorale sia per la Camera, sia per il Senato (ma come si fa se non ci sa come sarà formato il Senato?). Ineguagliabile pastrocchio.

Prima di ogni decisione è opportuno che i cittadini (dati indecisi o perplessi in gran numero dai sondaggi) si documentino per fare una scelta motivata. Renzi sì, Renzi no è una falsa scelta, un’opzione del tutto secondaria.

Ci risentiamo a settembre/ottobre sperando che, nel frattempo, un’informazione adeguata sproni i cittadini a scelte consapevoli e motivate.

Amoproust, 7 agosto 2016.

PS. Per chi volesse documentarsi a fondo sulle diverse posizioni consiglio due letture:
  • Zagrebelsky - Pallante – Vademecum sulle riforme istituzionali – Laterza
  • Crainz- Fusaro - Aggiornare la Costituzione – Donzelli.
·  Il testo della legge 88 del 15 -04 – 2016 può essere scaricato da Internet 
   Buona lettura!